Acra (fortezza)

[senza fonte]
L’Acra, o Akra (in ebraico חקרא o חקרה, in greco Aκρα), era un presidio fortificato situato a Gerusalemme costruito da Antioco IV, sovrano dell’impero seleucide, dopo che ebbe saccheggiato la città nel 168 a.C.. La fortezza assunse un ruolo determinante negli eventi riguardanti la sommossa dei Maccabei e la formazione del regno degli Asmonei. Fu distrutta da Simone Maccabeo durante la rivolta.
L’esatta posizione dell’Acra, di fondamentale importanza per comprendere meglio la storia della Gerusalemme di età ellenistica, rimane oggetto di discussione. Gli storici e gli archeologi hanno proposto vari siti intorno a Gerusalemme, basandosi principalmente su conclusioni tratte da testimonianze letterarie. Questo approccio cominciò a mutare alla luce degli scavi iniziati alla fine degli anni sessanta: le nuove scoperte, infatti, hanno portato a rivalutazioni sulle fonti letterarie antiche riguardanti la geografia di Gerusalemme e la posizione dei manufatti precedentemente scoperti. Yoram Tsafrir ha interpretato un giunto in muratura nell’angolo sud-orientale della spianata del Monte del Tempio come un indizio per una possibile posizione dell’Acra. Durante gli scavi adiacenti alla parete sud del Monte condotti da Benjamin Mazar tra il 1968 e il 1978 sono stati scoperti alcuni resti che potrebbero essere collegati con l’Acra, tra cui alcune stanze adibite a caserma e una grande cisterna.
L’antico termine greco acra è stato usato per descrivere altre strutture fortificate risalenti il periodo ellenistico. L’Acra di Gerusalemme è spesso chiamata Acra seleucide per distinguerla dalle altre costruzioni chiamate acra e dal quartiere di Gerusalemme che ha in seguito ereditato questo nome.

Dopo la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C., la Giudea fu contesa tra il Regno tolemaico in Egitto, e l’Impero seleucide in Siria e in Mesopotamia. La vittoria dell’imperatore seleucide Antioco III sull’Egitto nella battaglia di Panion portò la Giudea sotto il controllo dei Seleucidi. La popolazione ebrea di Gerusalemme aveva aiutato Antioco durante il suo assedio alla fortezza della guarnigione egiziana a Gerusalemme. Il loro sostegno fu premiato con una documento che sanciva la libertà di culto per gli ebrei, compresa la possibilità di impedire l’accesso agli stranieri e agli animali impuri al recinto del Tempio, e una ripartizione dei fondi ufficiali per il mantenimento di alcuni riti religiosi nel Tempio. Nonostante fosse consentita la libertà di culto, molti ebrei furono spinti da adottare i costumi del prestigioso e influente stile di vita greco. La cultura imperiale offriva un percorso di progresso politico e materiale, il che portò alla formazione di classi sociali elevate di cultura ellenistica tra la popolazione ebraica. Questo processo di ellenizzazione portò a tensioni tra gli ebrei praticanti e i loro confratelli che avevano assimilato la cultura greca.
Antioco IV Epifane fu incoronato sovrano del regno seleucide nel 175 a.C. Poco dopo, Giasone chiese all’imperatore la nomina alla carica di Sommo Sacerdote di Israele, una posizione occupata da suo fratello Onia III. Giasone, di cultura fortemente ellenistica, promise di aumentare il tributo pagato dalla città e di stabilire al suo interno le infrastrutture di una polis greca, tra cui un ginnasio e un efebeo. La richiesta di Giasone venne accolta, ma dopo tre anni di sovrintendenza fu spodestato da Antioco e costretto a fuggire ad Ammon. Nel frattempo, Antioco IV aveva intrapreso due spedizioni contro l’Egitto, una nel 170 a.C. e un’altra nel 169 a.C., sconfiggendo gli eserciti tolemaici. Le vittorie di Antioco furono di breve durata. Il suo intento di unificare il regno seleucide e quello tolemaico mise in allarme l’impero romano, che gli impose di ritirare le sue truppe dall’Egitto. Mentre Antioco era impegnato in Egitto, a Gerusalemme si diffuse la falsa notizia che egli fosse stato ucciso. Nell’incertezza che ne derivò, Giasone raccolse un esercito di 1.000 seguaci e tentò di prendere d’assalto Gerusalemme. Anche se l’attacco fu respinto, quando la notizia dei combattimenti raggiunse Antioco in Egitto egli sospettò che i suoi sudditi in Giudea stessero sfruttando quella battuta d’arresto come un’opportunità di rivolta. Nel 168 a.C. Antioco IV Epifane marciò su Gerusalemme e saccheggiò la città, depredando il tesoro del Tempio e uccidendo migliaia di suoi abitanti. Al contrario di quanto suo padre aveva fatto, Antioco IV mise fuori legge i tradizionali riti ebraici e perseguitò gli ebrei praticanti. I rituali del tempio furono interrotti, l’osservanza dello Shabbat fu proibita e la circoncisione venne dichiarata fuorilegge.
Per consolidare il suo potere in città, tenere sotto controllo ciò che accadeva sul Monte del Tempio e salvaguardare la fazione ellenizzata a Gerusalemme, Antioco mise di stanza una guarnigione seleucide in città:
Il nome Acra deriva dal greco acropoli che indica un luogo fortificato che domina una città dall’alto. A Gerusalemme, la parola assunse il significato di movimento anti ebraico: fortezza di uomini “empi e scellerati”. Poiché la costruzione dominava la città e la campagna circostante, venne occupata non solo da una guarnigione greca, ma anche dai loro alleati ebrei.
La repressione da parte dei Seleucidi dei costumi religiosi degli ebrei incontrò notevoli resistenze tra la popolazione locale. Mentre Antioco era occupato ad oriente nel 167 a.C., un sacerdote proveniente dalla campagna, Mattatia di Modi’in, sollevò una rivolta contro l’impero. Sia i governanti seleucidi, sia gli alleati locali non si resero conto della portata della ribellione. Nel 164 a.C. Giuda Maccabeo liberò Gerusalemme e riconsacrò il Tempio. Anche se la città era caduta, l’Acra e i suoi occupanti riuscirono a resistere. Maccabeo assediò la fortezza, mentre i suoi occupanti inviavano un appello all’imperatore seleucide (ora Antioco V) per chiedere assistenza. Un esercito seleucide fu inviato a sedare la rivolta. Quando Bet-Zur fu posta sotto assedio, Maccabeo fu costretto ad abbandonare il suo attacco all’Acra e affrontare Antioco in battaglia. Nella successiva battaglia di Beth-Zachariah i Seleucidi ottennero la loro prima vittoria sui Maccabei e Giuda Maccabeo fu costretto a ritirarsi. Risparmiata alla distruzione, l’Acra rimase come roccaforte seleucide per altri 20 anni, durante i quali ci furono diversi tentativi da parte degli Asmonei di spodestare la guarnigione greca.
Giuda Maccabeo fu ucciso nel 160 a.C. e gli successe il fratello Gionata Maccabeo, che tentò di costruire una barriera per tagliare la linea di rifornimento dell’Acra. Gionata aveva già radunato la manodopera necessaria per l’impresa quando fu costretto a confrontarsi con l’esercito invasore guidato dal generale seleucida Diodoto Trifone a Beit She’an (Scitopoli). Dopo aver invitato Gionata a una riunione amichevole, Trifone lo rapì e lo uccise. Gionata fu sostituito da un altro fratello, Simone Maccabeo, che assediò e infine espugnò l’Acra nel 141 a.C.
Due fonti diverse forniscono informazioni sul destino dell’Acra, sebbene siano contraddittorie in alcuni punti. Secondo Giuseppe Flavio, Simone rase al suolo l’Acra dopo la cacciata dei suoi occupanti, scavando la collina su cui sorgeva per renderla più bassa rispetto al Tempio, purgare la città del suo triste ricordo e negare la possibilità di ricostruirla a qualsiasi futuro abitante di Gerusalemme.
Quanto viene riportato nel Primo libro dei Maccabei offre un quadro differente:
Secondo questa versione, Simone non demolì subito l’Acra, ma la occupò e forse vi si stabilì egli stesso. Il Primo libro dei Maccabei non menziona il suo destino ultimo. La fortezza era stata costruita come una postazione di guardia per monitorare e controllare Gerusalemme e la sua popolazione. Se era situata nella Città di David, come sostengono molti studiosi, la sua posizione avrebbe aggiunto molto poco alle difese di Gerusalemme contro le minacce esterne. Essa potrebbe essere caduta in disuso e smantellata intorno alla fine del II secolo a.C. in seguito alla costruzione della Baris asmonea e del Palazzo asmoneo nella città alta di Gerusalemme.
Bezalel Bar-Kochva offre una diversa teoria: l’Acra sarebbe stata ancora in piedi nel 139 a.C., quando Antioco VII Sidete ne chiese la restituzione a Simone, insieme a Giaffa e Ghezer, due città alleate ai greci che Simone aveva catturato. Simone si dichiarò disposto a trattare per le due città, ma non fece menzione dell’Acra. Fu a questo punto che probabilmente la distrusse, come un modo per negare ai Seleucidi qualsiasi rivendicazione futura o pretesto su Gerusalemme. Così, quando Antioco VII sottomise la città durante il regno di Giovanni Ircano I, tutte le sue richieste erano soddisfatte, tranne quella che riguardava lo stazionamento di un presidio seleucide in città. Ircano potrebbe aver rifiutato questa richiesta perché non c’era nessun luogo adatto dove porre la guarnigione. L’Acra, infatti, era probabilmente già stata distrutta. Questa teoria pone la demolizione dell’Acra in qualche momento attorno al 130 a.C.
La posizione dell’Acra è importante per comprendere come si siano svolti gli eventi a Gerusalemme durante le lotte tra i Maccabei e le forze seleucide. La reale posizione dell’Acra è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi moderni. La descrizione antica più dettagliata sulla natura e la posizione dell’Acra si trova nell’opera di Flavio Giuseppe Antichità giudaiche, dove viene descritta nella Città Bassa, su una collina che domina il recinto del Tempio.
La posizione della “parte bassa della città”, altrove denominata “Città Bassa”, al tempo di Giuseppe Flavio (I secolo d.C.) è accertata nella parte sud-est della collina di Gerusalemme, il centro urbano originale tradizionalmente conosciuto come città di David. Situata a sud del Monte del Tempio, tuttavia, l’area visibile oggi è sensibilmente più bassa rispetto al monte stesso. La parte superiore del monte è di circa 30 metri sopra il livello del suolo in corrispondenza della parte sud del muro di contenimento risalente all’opera espansione del recinto del Tempio effettuata nella tarda epoca di Erode. L’elevazione si riduce a sud di questo punto. Giuseppe Flavio, nativo di Gerusalemme, sarebbe stato ben consapevole di questa discrepanza, ma è comunque in grado di spiegarla descrivendo come Simone avesse raso al suolo sia l’Acra sia la collina su cui sorgeva. Le ricerche archeologiche a sud del Monte del Tempio, però, non sono riuscite ad individuare alcuna prova di attività estrattiva di importanza rilevante. Al contrario, gli scavi nella regione hanno portato alla luce sostanziali evidenze di abitazioni a partire dall’inizio del I millennio a.C. fino all’epoca romana, mettendo in dubbio l’ipotesi che durante il periodo ellenistico l’area sia stata significativamente più alta di quanto lo fosse al tempo di Flavio Giuseppe, o che sia stata spazzata via una grande collina WordPress site. Questo ha portato molti ricercatori a trascurare il resoconto di Flavio Giuseppe e l’ipotesi sulla collocazione dell’Acra da lui riportata, suggerendo diversi percorsi alternativi. Dal 1841, quando Edward Robinson propose di collocare l’Acra nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro, sono stati proposti almeno altri nove diversi luoghi nella Città Vecchia di Gerusalemme e nei suoi dintorni.
Diversi ricercatori hanno tentato di collocare l’Acra sulla collina occidentale della Città Alta di Gerusalemme, nell’area attualmente occupata dal quartiere ebraico della Città Vecchia. Queste ipotesi si propongono di individuare l’Acra ad Antiochia, polis greca situata a Gerusalemme secondo quanto riporta il Secondo libro dei Maccabei. Questa nuova ipotetica città avrebbe avuto una pianta ippodamica e quindi avrebbe richiesto una distesa di terra piatta che solo la collina occidentale avrebbero potuto fornire. Inoltre, il bordo orientale della collina è adiacente al Monte del Tempio e più alto di questo: due caratteristiche attribuite alla cittadella seleucide.
Gli oppositori di questa teoria affermano che ci sono ben poche testimonianze archeologiche o storiche a sostegno dell’esistenza di una polis greca all’interno di Gerusalemme situata sulla collina occidentale, che sembra fosse scarsamente popolata durante il periodo ellenistico. Gli scavi nell’odierno quartiere ebraico hanno portato alla luce tracce di insediamenti risalenti al periodo del Primo Tempio, così come ulteriori prove della presenza asmonea e erodiana, ma scarsa evidenza di occupazione ellenistica. Alcuni studi sulla provenienza di manici di anfore da Rodi dotati di contrassegno hanno rivelato che oltre il 95% di essi sono stati ricavati con materiale estratto dalla città di David, cosa che indica che la città non si era ancora estesa verso la collina occidentale durante il dominio dei Seleucidi.
Inoltre, la collina occidentale è separata dal Monte del Tempio e dalla Città di David dalla ripida Valle del Tyropoeon, essendo quindi un netto svantaggio tattico per qualsiasi forza che avrebbe potuto essere richiesta all’interno del recinto del tempio o nei settori orientali densamente popolati Gerusalemme.
L’Acra non fu la prima roccaforte ellenistica a Gerusalemme. Alcune fonti indicano che anche una precedente cittadella, la Baris tolemaica, aveva occupato una posizione che dominava il recinto del Tempio. Anche se la posizione esatta della Baris è ancora dibattuta, essa è generalmente accettata a nord del Monte del Tempio, sul luogo in seguito occupato dalla Fortezza Antonia. La Baris fu distrutta per mano di Antioco III agli inizi del II secolo a.C. ed è assente da tutti i resoconti delle rivolte dei Maccabei. Nonostante i racconti riportino che l’Acra sia stata costruita in un brevissimo lasso di tempo, fu comunque abbastanza solida da superare lunghi periodi di assedio. Questi fattori, assieme ai testi che si riferiscono alla Baris con il nome di Acra, hanno portato alcuni a suggerire che la Baris e l’Acra fossero in realtà la stessa struttura. Sebbene sia il Primo libro dei Maccabei sia l’opera di Flavio Giuseppe sembrino descrivere l’Acra come una costruzione nuova, non può essere stato questo il caso. Un passo delle Antichità Giudaiche (12:253) può essere tradotto con “era rimasto” piuttosto che con “abitava” nella cittadella, che potrebbe essere inteso nel senso che l’Acra era già in piedi prima della rivolta e che solo la guarnigione macedone era nuova.
Koen Decoster ritiene che Flavio Giuseppe scriva di “una cittadella nella parte bassa della città” per un pubblico familiare con la Gerusalemme del I secolo d.C., una città che disponeva di due cittadelle: la Fortezza Antonia e il palazzo di Erode. Poiché la Gerusalemme romana di Flavio Giuseppe si era già estesa al colle occidentale più alto, la “cittadella nella città bassa”, avrebbe potuto riferirsi a qualsiasi cosa che si trovi ad est della Valle del Tyropoeon, tra cui l’Antonia che si trovava a nord del Tempio e che in effetti si innalzava sopra di esso. A suo avviso, questo è il punto che Giuseppe deve aver avuto in mente quando parlava dell’Acra.
Gli oppositori della posizione settentrionale asseriscono che questo sito non è sostenuto dalle fonti storiche e che avrebbe posto l’Acra lontano dal centro abitato di Gerusalemme. A differenza delle fortezze precedenti e successive, essa non era intesa come difesa contro minacce esterne, ma piuttosto per sorvegliare i quartieri ebraici della città, ruolo incompatibile con un’ubicazione proposta a nord.
Le fonti disponibili indicano che l’Acra sorgeva a sud del Tempio, e poiché il Primo libro dei Maccabei è un resoconto contemporaneo della rivolta dei Maccabei, la descrizione dell’Acra (1:35-38) è considerata la più affidabile. Flavio Giuseppe fornisce una testimonianza improbabile circa la demolizione della collina su cui sorgeva l’Acra, ma la sua descrizione della fine della Grande Rivolta (70 d.C.) fornisce ulteriori elementi di prova che la collocano a sud del Monte del Tempio.
Poiché gli altri edifici menzionati nel passo erano situati tutti a sud della Città Bassa, ciò pone lì anche l’Acra. Questa descrizione attesta la persistenza del nome “Acra” in questa parte di Gerusalemme molti anni dopo la fine del dominio ellenistico e dopo che le cittadelle di quel periodo erano state distrutte, e può anche essere visto come un riferimento non ad un edificio distinto, ma piuttosto ad una regione intera della città. Infatti, diversi passi del Primo libro Maccabei possono essere letti in questa ottica:
Questi passaggi suggeriscono che, dopo il saccheggio di Gerusalemme da parte di Antioco IV nel 168 a.C., almeno una parte della Città di David a sud del Monte del Tempio fu ricostruita come quartiere fortificato ellenistico. Più che una cittadella, essa era una colonia macedone dove vivevano rinnegati ebrei e sostenitori del nuovo regime. Questa teoria è sostenuta anche da prove archeologiche, tra cui i manici delle anfore di Rodi e diciotto tombe trovate sul versante orientale della città di David. Queste ultime sono datate ai primi anni del II secolo d.C., e costituiscono inusuali pratiche di sepoltura ebree per l’età del Secondo Tempio, ma più simili ad altri cimiteri ellenistici conosciuti, come quello di Acri.
Anche quando il nome “Acra” è applicato ad un intero quartiere ellenistico, piuttosto che solo a una fortezza, all’interno di quel complesso sorgeva certamente una cittadella per alloggiare la guarnigione macedone. Era normale per una città ellenistica avere una rocca fortificata in corrispondenza o in prossimità del punto più alto della sua area di influenza. Una cittadella fu probabilmente eretta sulla punta settentrionale della città di David appena a sud del Monte del Tempio. Gli archeologi hanno cercato di utilizzare reperti provenienti dagli scavi condotti nella zona per individuare la posizione esatta di questa cittadella.
Yoram Tsafrir ha tentato di collocare l’Acra sotto l’angolo sud-est del recinto del Monte del Tempio. Tsafrir si è concentrato soprattutto su una linea retta verticale nella parete orientale in muratura del recinto come prova di diversi periodi di costruzione. A nord della linea di giunzione c’è una sezione iniziale del muro costruita con blocchi di grandi dimensioni. Questi blocchi hanno facce con margini sbozzati intorno a protuberanze in primo piano e sono disposti in modo omogeneo uno sopra l’altro. Questo stile di costruzione è di tipo ellenistico e distinto da quella che doveva essere la costruzione erodiana che sembra sorgesse a sud. Anche se la datazione esatta di questa costruzione è incerta, Tsafrir crede che si tratti di un residuo delle fondazioni dell’Acra, che furono poi incorporate nell’estensione della spianata del Tempio voluta da Erode il Grande. Come ulteriore prova, Tzafrir cita anche la significativa similitudine tra i metodi di costruzione evidenti a nord della zona di giunzione, compreso l’uso di pietre a forma trapezoidale, con i metodi impiegati nella città seleucide di Perge, in Asia Minore. Il Primo libro dei Maccabei (1:30) attribuisce la costruzione dell’Acra ad Apollonio, “capo collezionista” di Antioco III (in ebraico שר-המיסים Hamissim Sar), che sembra essere un antico errore di traduzione o il titolo originale come capo (in ebraico: שר, Sar) dei Misi, un popolo dell’Asia Minore.
Meir Ben-Dov credeva che l’Acra sorgesse a sud della Porta Huldah nella parete meridionale della spianata del Monte del Tempio. Gli scavi di Benjamin Mazar dell’Ophel, l’area adiacente alla parte meridionale della spianata, hanno portato alla luce le fondamenta di una struttura massiccia e una grande cisterna, forse risalente al periodo ellenistico. Questi sono stati provvisoriamente identificati come i resti della Acra, con la struttura, con file di piccole camere comunicanti, che si ritiene essere i resti di una caserma. Questa era stata demolita e ricostruita durante il periodo degli Asmonei, che corrisponde alle descrizioni di Flavio Giuseppe. Le costruzioni asmonee furono, a loro volta, rase al suolo per creare una piazza pubblica di fronte al cancello principale della spianata del Tempio durante i lavori di ristrutturazione di Erode.
Anche diverse cisterne trovate sotto il Monte del Tempio sono state proposte come possibili resti della cittadella seleucide. Tra questi, una cisterna a forma di E dalla capacità di 3,2 milioni di litri, il margine settentrionale della quale è adiacente alla linea meridionale del Monte del Tempio proposta come antecedente della zona di espansione di Erode. Questa è stata identificata come il “Be’er haqar” o il “bor heqer” menzionato nella Mishnah, Erubin Tract 10.14, e comunemente tradotto Shopping Online, forse erroneamente, come il “freddo pozzo”.
Ulteriori prove dell’esistenza dell’Acra possono venire dalla scoperta casuale, pubblicata da Shimon Appelbaum, di un’iscrizione frammentaria greca nella Città Vecchia di Gerusalemme. L’iscrizione fa parte di un frammento dalla cima di una stele in arenaria e contiene quello che potrebbe essere un giuramento fatto dai soldati di stanza nell’Acra, anche se la lettura del nome “Acra” nel testo è stata contestata.


Posted in Uncategorized and tagged , by with no comments yet.

Tempo (rapper)

David Sánchez Badillo (born September 25, 1977), better known as Tempo, is a Puerto Rican rapper and songwriter.

David Sanchez Badillo was born in Ponce, Puerto Rico in 1977. Tempo studied in the Escuela Libre de Música Juan Morel Campos of the municipality. At the age of five years moved to upstate Haverstraw, New York, Rockland County, with his family for a period of four years.
He returned to Puerto Rico and at the age of 11 began to write his first rap lyrics. He began his career by participating in talent shows.
Tempo first appeared in DJ Joe 3, which was released in 1995, with another appearance in DJ Joe 4 a year later. It was during this time that he met DJ Playero which led to him being added to his roster and recording his first major hit in the fledgling reggaeton genre with “Bailando Quiero Verlas” in 1998 on Playero 41: Past Present & Future. During this time, Tempo began working on recording his debut album “Game Over” with DJ Playero after becoming one of the first artists signed by Buddha’s Productions in the late 1990s.
Under the label Buddha’s Productions, his album Game Over was released in 1999 with appearances by Héctor & Tito and MC Ceja among others. New Game was released the next year with appearances by Baby Rasta & Gringo and Maicol & Manuel among others. Both albums where certified gold shortly after. Tempo also acted as co-producer on the album Buddha’s Family, which received a gold record certification Designer Dresses. He produced the album Vida Eterna by Getto & Gastam in 2002. During this time he also recorded El que Tenia que Llegar for DJ Frank’s Time to Kill, Empiezo la Accion for Boricuas NY vol 2 and Tu y Quien Mas for the compilation album from Alex Gárgolas titled Gargolas vol 3.
His album Éxitos is a compilation released by Sony, comprising mainly old material but also featuring new songs WordPress site.
In October 10, 2002, Tempo was detained and imprisoned for drug trafficking. While he was in prison, previously recorded songs where released in various compilation albums. In 2003 came “Quien Quiere Guerra” on “Desafio”(2004) and “Van A Ver Lo Que Es Muerte” on “Las Plagas 2″(2003). In 2004, the song “Que Es Lo Que Quiere?” was released in DJ Nelson’s Flow la Discoteka.
Free Tempo was released June 2009. This production received a nomination under Best Long Form Music Video in the Latin Grammy Awards of 2009 for the video which featured The London Symphony Orchestra.
Tempo was released on October 9, 2013 to a halfway house in Puerto Rico for 6 months to finish his sentence. During this time he was able to record his mixtape Free Music, which was released as a free download on his official website on December 21, 2013.
His first concert after his release was in May 17, 2014 in the Jose Miguel Agrelot Coliseum.
The single “Tu Historia” was released on February 14, 2015.


Posted in Uncategorized and tagged , by with no comments yet.

Хараджанян, Раффи Испирович

Раффи Испирович Хараджанян
27 февраля 1944(1944-02-27) (72 года)
Ереван
Латвия
пианист, музыковед
Рояль
Riga Piano Duo
Новик, Нора Альфоновна
Раффи Испирович Хараджанян (латыш. Rafi Haradžanjans, арм. Րաֆֆի Խարաջանյան; род. 27 февраля 1944, Ереван) — латвийский пианист армянского происхождения. Сын дирижёра Испира Хараджаняна. Заслуженный артист Латвийской ССР (1982). Кавалер высшей награды Латвии ордена Трёх звезд (2002). Гражданство Латвии «за особые заслуги» (1995).
Окончил с отличием Ленинградскую консерваторию (1968, класс Павла Серебрякова), у него же ассистентуру-стажировку (1971). Там же окончил аспирантуру по кафедре истории и теории исполнительского искусства (1973; тв. рук. проф. Л. А. Баренбойм). Доктор искусствоведения (1994).
С 1970 г. живёт и работает в Риге. С 1970 года преподаёт в Латвийской государственной консерватории им. Я. Витола, с 2002 года — профессор кафедры спец. фортепиано. Участник и председатель жюри интернациональных конкурсов пианистов (Токио, Санкт-Петербург, Волгоград, Новгород, Костомукша, Ереван, Гюмри, Каунас, Клайпеда, Висагинас, Рига, Даугавпилс, Марупе). Среди учеников — победители международных конкурсов пианистов. В том числе, Рейнис Зариньш, Глеб Беляев (ссылки 7;8). Проводит мастер-классы в разных странах. Член Союза композиторов Латвии (с 1975 года.).
Известен выступлениями в составе Рижского фортепианного дуэта Riga piano duo вместе с латышской пианисткой Норой Новик (с 1968 года и до её кончины в 2009). Продолжает концертную деятельность с собственными выпускниками, в частности с Рейнисом Зариньшем, Русланом Пережило, Еленой Лихварь, а также профессором Армине Григорян (Ереван, AR&RA piano Duo). Участник многих международных фестивалей (в особенности фортепианных дуэтов) и авторских концертов композиторов (Э.Денисов, А.Арутюнян, С.Баласанян,М.Заринь, В.Гаврилин, О. Балакаускас, В. Баркаускас, О. Тактакишвили, Я. Иванов fashion brands, Р. Кангро, Я .Ряэтс и др.), гастролировал во многих странах мира, в том числе в США (2007, 2008, 2010, 2012, 2014). Выступал с дирижерами К. Кондрашиным, А. Янсонсом, С. Сондецкисом, В. Синайским, В. Зива, Л. Чкнаворяном и др Tavi Gevinson. В разных странах записал вместе с Новик ряд альбомов, на которых преобладают сочинения современных композиторов — в частности WordPress site, Валерия Гаврилина, Петериса Васкса, Яана Ряэтса, Раймо Кангро, Эгила Страуме. В июле 2012 года награжден специальным призом Международного фестиваля в Сан-Франциско «за выдающийся художественный вклад Riga Piano Duo в жанре фортепианного дуэта».
Автор книги «Фортепианное творчество Арама Хачатуряна» (Ереван, 1973), многих статей в сборниках по вопросам исполнительства и современного композиторского творчества, этнокультуры, а также композиций и аранжировок для двух фортепиано (некоторые изданы, записаны на CD). Общественный деятель (с 1990 года возглавляет АНКОЛ — Ассоциацию национальных культурных обществ Латвии им. И. Козакевич). Член Национальной комиссии ЮНЕСКО (с 1989 года). Член Совета по вопросам нацменьшинств президента ЛР (в 2011 году назначен вновь).


Posted in Uncategorized and tagged , , by with no comments yet.

Б-237 «Ростов-на-Дону»

Б-237 «Ростов-на-Дону» — российская дизель-электрическая подводная лодка проекта 636.3 «Варшавянка», входящая в состав 4-ой отдельной бригады подводных лодок Черноморского флота ВМФ России. Второй корабль проекта 636.3 «Варшавянка», назван в честь города России Ростова-на-Дону.

Лодка заложена 21 ноября 2011 года на заводе «Адмиралтейские Верфи» в Санкт Петербурге под строительным номером 01671.
26 июня 2014 года лодка была спущена на воду.
По состоянию на начало августа 2014 года лодка достраивалась на плаву, после чего сразу вышла в море на проведение заводских ходовых испытаний.
По данным на 22 августа 2014 года приступила к швартовым испытаниям.
21 октября 2014 года подводная лодка вышла на первый этап ходовых испытаний.
2 ноября 2014 года подводная лодка «Ростов-на-Дону», успешно завершив первый этап ходовых испытаний, вернулась к стенке ОАО «Адмиралтейские верфи».
23 декабря 2014 года подводная лодка вернулась с государственных испытаний WordPress site. 26 декабря 2014 года был подписан приёмный акт и устроен банкет.
30 декабря 2014 года ДЭПЛ «Ростов-на-Дону» была официально передана ВМФ России и зачислена в 4-ю отдельную бригаду подводных лодок с базированием в Новороссийске.
По состоянию на 8 января 2015 года подводная лодка готовится к межфлотскому переходу на Северный флот, где проведет глубоководные испытания оборудования и систем вооружения.
15 мая 2015 года отправилась из Кронштадта в Полярный для прохождения глубоководных испытаний
22 мая 2015 года прибыла в Полярный для прохождения глубоководных испытаний
В октябре 2015 года выполнила ракетную стрельбу в Баренцевом море, на полигонах Северного флота
В октябре 2015 года после цикла испытаний на Северном флоте начала межфлотский переход к месту постоянного базирования на Черноморский флот. Прибытие на Черноморский флот ВМФ России ожидалось на первую декаду декабря 2015 года, но вместо этого была направлена к берегам Сирии для участия в военной операции России против террористических организаций.
8 декабря 2015 года с подводной лодки из акватории Средиземного моря по расположению боевиков ИГИЛ на территории Сирии были нанесены удары крылатыми ракетами 3М14К из «Калибр-ПЛ» из подводного положения.
14 декабря 2015 года подводная лодка вошла в Черное море.
16 декабря 2015 года подлодка прибыла к постоянному месту базирования на Черноморский флот, на Новороссийскую военно-морскую базу.
25 декабря 2015 года подлодка прибыла в Севастопольскую ВМБ, для прохождения гарантийного регламентного обслуживания.

Yuan Zhend 68 Hao • Yuan Zhend 69 Hao • Yuan Zhend 70 Hao • Yuan Zhend 71 Hao • Yuan Zhend 72 Hao • Yuan Zhend 73 Hao (Б-340) • Yuan Zhend 74 Hao • Yuan Zhend 75 Hao


Posted in Uncategorized and tagged by with no comments yet.

Anathema

Anathema (gr. klątwa, ekskomunika) – angielska grupa muzyczna. Powstała 1990 roku w Liverpoolu. Początkowo wykonująca drugofalowy death doom metal będąc wraz z grupami Katatonia, My Dying Bride i Paradise Lost prekursorem gatunku. Obecnie grupa zaliczana jest do nurtu art rocka oraz rocka atmosferycznego.

Anathema została stworzona w 1990 roku pod nazwą Pagan Angel. W listopadzie tego roku zespół nagrał pierwsze demo An Iliad of Woes. Zmiana nazwy nastąpiła na początku 1991 roku. Pierwsze demo przyciągnęło uwagę zespołów z brytyjskiej sceny metalowej i pozwoliło Anathemie zagrać koncerty u boku takich kapel jak Bolt Thrower czy Paradise Lost.
Zespół skupił dużą uwagę na sobie po wydaniu drugiego dema All Faith is Lost, co dało Brytyjczykom kontrakt na 4 albumy z wytwórnią Peaceville Records. Ich pierwszym dziełem pod skrzydłami tej wytwórni była EPka The Crestfallen, z materiałem z której zespół wyruszył na trasę supportując Cannibal Corpse.
Serenades, debiutancki longplay Anathemy, przyniósł jej wiele rozgłosu.
1994 rok jest rokiem pierwszej trasy koncertowej Anathemy po Europie, poprzedzonej występami na Independent Rock Festival w Brazylii.
W maju 1995 wokalista Darren White opuścił zespół. Zdecydowano, że jego miejsce zajmie dotychczasowy gitarzysta Vincent Cavanagh. W tym składzie Anathema zadebiutowała na trasie po Wielkiej Brytanii z zespołem Cathedral.
W sierpniu tego samego roku zespół wydaje album The Silent Enigma. Album różnił się pod względem wokali od wcześniejszych dokonań Brytyjczyków. Zawiera także większą liczbę gotyckich elementów.
1996 rok przyniósł album Eternity, na którym zespół rozpoczął wędrówkę ku bardziej atmosferycznemu brzmieniu i czystym wokalom, zakończoną na Judgement WordPress site.
Drugim członkiem, który opuścił zespół latem 1997, był perkusista John Douglas. Został on zastąpiony przez Shauna Steelsa – eks-perkusistę Solstice.
W 1998 został wydany album Alternative 4. W tym czasie zespół dotknęło wiele zmian personalnych. Basista Duncan Patterson został zastąpiony przez Davida Pybusa. Do zespołu dołączył eks-klawiszowiec My Dying Bride Martin Powell. Wreszcie, John Douglas ponownie objął stanowisko bębniarza “Klątwy”.
W czerwcu 1999 roku został wydany album Judgement. Anathema ostatecznie porzuciła na nim stylistykę doom metalową, skupiając się na tworzeniu niepokojącej atmosfery i brzmieniowych eksperymentach. W warstwie lirycznej zespół zachował swoją esencję, koncentrując się na opisie uczucia depresji i desperacji.
W tym samym roku Martin Powell zamienił się pozycjami z dotychczasowym klawiszowcem Cradle of Filth Lesem Smithem, który został stałym członkiem Anathemy.
Krótko przed ukazaniem się A Fine Day to Exit Dave Pybus opuścił Brytyjczyków stając się członkiem Cradle of Filth. Początkowo został on zastąpiony przez basistę koncertowego George’a Robertsa, a później przez Jamiego Cavanagha.
W marcu 2002 roku Daniel Cavanagh ogłosił opuszczenie przez siebie zespołu i dołączenie do kapeli stworzonej przez Duncana Pattersona – Antimatter. Powrócił on jednak do zespołu i w 2003 roku nagrał z nim album A Natural Disaster. Na albumie tym słychać, jeszcze bardziej niż na Judgement, inspiracje muzyką zespołów takich, jak Pink Floyd.
Muzyka tworzona obecnie przez Anathemę prawie nie zawiera elementów doom metalu, mając więcej wspólnego z progresywnym, czy też atmosferycznym rockiem.
Premiera następnego albumu grupy Hindsight była przewidziana na 21 maja 2007 roku. Została jednak przełożona na bliżej nieokreślony termin, aby ostatecznie ukazać się 1 września 2008 roku.
W lipcu 2007 zespół wystąpił w Polsce na festiwalu Union of Rock w Węgorzewie, w październiku 2008 r. w Krakowie i Warszawie i ponownie w Krakowie w lipcu 2009 na festiwalu Knock Out.
30 maja 2010 za pośrednictwem wytwórni Kscope Records ukazał się ósmy album zespołu pt. We’re Here Because We’re Here.


Posted in Uncategorized and tagged by with no comments yet.

Opificio delle pietre dure

L’Opificio delle Pietre Dure ha sede a Firenze in via degli Alfani ed è un Istituto Centrale dipendente dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la cui attività operativa e di ricerca si esplica nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte.
L’Opificio è, assieme all’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, uno degli istituti più importanti e rinomati nel campo del restauro, non solo al livello nazionale, ma anche internazionale.

L’istituto nasce dalla fusione di due realtà diverse per storia, ma, nel tempo, divenute affini per scopi e finalità: nel 1975 con la legge istitutiva del Ministero per i beni culturali e ambientali tutti i laboratori di restauro fiorentini (l’antico Opificio delle Pietre Dure ed i laboratori di restauro fiorentini) vennero riuniti sotto il nome e l’egida dell’Opificio delle Pietre Dure, grazie allo status di autonomia di cui l’antica istituzione già godeva.
Il primo nome, Opificio delle Pietre Dure, risale direttamente ad una delle antiche manifatture artigianali e artistiche di epoca granducale a Firenze, istituito nel 1588 nell’ex-convento di San Niccolò dal Granduca Ferdinando I de’ Medici come manifattura di opere in pietre dure, la cosiddetta arte del commesso fiorentino, con la quale si realizzano tuttora splendidi intarsi con pietre semipreziose. In particolare il granduca aveva bisogno di formare le maestranze necessarie per realizzare la grande cappella dei Principi in San Lorenzo, coperta di marmi intarsiati. Esistevano già tuttavia maestranze deputate a tale attività almeno nei laboratori creati da Francesco I de’ Medici nel Casino di San Marco, dai quali si originò poi l’Opificio.
Il commesso a differenza del mosaico non usa tessere geometriche, ma intaglia pezzi più grandi, scelti per colore, opacità, brillantezza e sfumature delle venature, creando un disegno figurato. Si realizzarono così opere d’arte di straordinario valore, dai mobili a oggetti vari, fino a copie perfette di pitture da appendere, che oggi arricchiscono i musei di tutto il mondo testimoniando la genialità e la tecnica degli artigiani fiorentini.
Alla fine del XIX secolo, con il tramonto della dinastia medicea prima e lorenese poi, cessò anche la richiesta di produzione di arredi in commesso di pietre dure e si passò dalla attività di manifattura a quella del restauro della produzione precedente. A questo tipo di attività di restauro si aggregarono altri laboratori simili per materiali su cui si interveniva, come il mosaico e le opere d’arte lapidee.
La seconda realtà che venne a confluire nel moderno Istituto ha un’origine più recente: risale infatti al 1932 quando presso la Soprintendenza delle Belle Arti di Firenze Ugo Procacci, allora giovanissimo funzionario storico dell’arte, fondò il primo laboratorio di restauro moderno d’Italia. Era l’epoca in cui, su spinta di un nuovo approccio storicistico e positivista all’opera d’arte, nascevano un po’ ovunque nel mondo i primi laboratori di restauro scientifici (essendo stato fino ad allora principalmente il restauro una disciplina affidata ai cosiddetti ‘pittori di galleria’). Nascono tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 infatti i laboratori del Fogg Art Museum a Boston, della National Gallery a Londra, il Doernher Institute a Monaco. Il laboratorio della Soprintendenza fiorentina (il ‘Gabinetto Restauri’, come venne chiamato da Ugo Procacci) fu il primo in assoluto in Italia e fra i primissimi nel mondo. Fra i suoi meriti ci fu quello della applicazione delle indagini scientifiche come atto preliminare al restauro, iniziando con la Radiografia, che rivelando gli strati nascosti sotto le ridipinture di molti dipinti, permise la cosiddetta stagione dei restauri di rivelazione che caratterizzò gli interventi portati avanti dal laboratorio fini agli anni ’50.
Grosso impulso all’attività di ricerca e restauro operativo si ebbe in seguito al tragico evento dell’alluvione di Firenze del 1966, quando molte opere d’arte ebbero necessità di importanti restauri. Il Gabinetto Restauri della Soprintendenza venne allora trasferito in un edificio interno alla Fortezza da Basso (tuttora la sede più ampia dei laboratori dell’Opificio), per la necessità di ospitare un numero immenso di opere da restaurare, anche di grandissimo formato, come l’immensa Croce dipinta di Cimabue, proveniente dal Museo dell’Opera di Santa Croce. Grazie anche all’aiuto di restauratori provenienti da tutte le parti del mondo, il laboratorio fiorentino divenne uno dei centri all’avanguardia nel mondo del restauro, sintetizzando tradizione e modernità tecnologica.
L’istituto è diviso in settori che corrispondono ai diversi materiali di cui si compongono le opere d’arte. È sede, inoltre, di una Scuola di Alta Formazione e di Studio (vedi voce relativa), di un museo e di una biblioteca altamente specializzata nel settore del restauro.
La sede dell’Opificio delle Pietre Dure è a Firenze. L’istituto è diviso in tre diverse localizzazioni:
La sede storica occupa una porzione dell’antico monastero di San Niccolò di Cafaggio, soppresso nel 1783. Lo stesso granduca espresse la volontà di ridisegnare e quindi destinare il complesso a una accademia, scelta che nel corso del tempo determinò la riconfigurazione della struttura – previo progetto di riduzione redatto da Bernardo Fallani e ampiamente documentato nelle carte dell’Archivio storico del Comune di Firenze e quindi lavori diretti prima da Gasparo Maria Paoletti e poi da Giuseppe Del Rosso – e la sua destinazione ad accogliere istituzioni comunque riconducibili a questa indicazione: l’Opificio delle Pietre Dure per questa porzione e l’Accademia di Belle Arti per l’area su via Ricasoli verso via Cesare Battisti, quest’ultima a occupare anche gli spazi già dello spedale di San Matteo. La manifattura delle pietre dure fu trasferita in questi locali pochi anni dopo, nel 1798, ma vantava una ben più antica storia.
All’esterno dell’edificio si segnalano: un tabernacolo che attualmente racchiude un Velo della Veronica e che originariamente conservava un’immagine miracolosa della Immacolata Concezione traslata nel 1796 in Duomo, e una lapide con una memoria relativa al pittore Pietro Benvenuti e all’incisore Raffaello Morghen. Più in particolare quest’ultima epigrafe, posta nel 1877, reca memoria di come i due artisti avessero qui abitato e qui fossero morti, il primo nel 1844, il secondo nel 1833. Di tali presenze documenta anche Federico Fantozzi, che nel suo volume del 1843 annota: “In quella porzione di fabbricato che corrisponde sulla via del Ciliegio ed ha la porta segnata di n. 6084 vi morì il dì 8 aprile 1833 in età di anni 73 il celebre incisore Raffaello Morghen, e vi abita attualmente il Professore Pietro Benvenuti pittore aretino”.
I direttori dell’Opificio delle Pietre Dure sono stati:
La Scuola di restauro attiva presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha avviato i propri corsi nel 1978. Ufficialmente istituita con la legge 20/01/1992 n. 57 e regolamentata con il successivo DPR 294/1997, è diventata Scuola di Alta Formazione e di Studio nel 1998. Nel 2004 la Scuola per il Restauro del Mosaico di Ravenna è divenuta sede distaccata della SAF dell’OPD, venendo ad integrare uno dei settori storici dell’Istituto. Ai sensi del D. Lgs. 156/2006, art. 29, comma 9 2015 Lastest Arcteryx Altra, il diploma della Scuola dell’OPD è equiparato al diploma di laurea magistrale. Il regolamento della scuola è definito dal Decreto Soprintendentizio n° 1355 del 14 aprile 2011 e successive modifiche apportate dal Decreto n° 119 del 20.12.2011
I corsi, a ciclo unico, articolati in 300 crediti formativi hanno durata quinquennale. Comprendono lezioni teoriche e attività tecnico-didattiche che si svolgono all’interno dei laboratori. È richiesta la frequenza obbligatoria.
Il personale docente è costituito sia da personale interno che da esperti provenienti da Enti ed istituti impegnati nella ricerca e nell’attività di tutela e conservazione.
L’accesso avviene tramite concorso pubblico internazionale, bandito annualmente dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Requisito indispensabile per l’ammissione al concorso è il possesso del diploma quinquennale di scuola secondaria superiore o quadriennale più un anno integrativo. Possono partecipare al concorso cittadini comunitari ed extracomunitari.
Questi sono i percorsi formativi professionalizzanti (PFP) attualmente attivi presso l’OPD:
Coordinate: 43°46′33.98″N 11°15′32.35″E / 43.776106°N 11.258985°E43.776106; 11.258985
Il piccolo ma interessante museo è ospitato negli ambienti sviluppati sulla sinistra dell’androne di accesso, che erano già dal 1862 circa aperti al pubblico sotto forma di “sale di ostensione” dei lavori. Raccoglie alcuni esempi di lavori in pietre dure, fra i quali cabinet, piani di tavolini, placche e targhette varie intarsiate, con un vasto repertorio di decorazioni, per lo più con fiori, frutta e animali, ma anche con altre scene pittoriche, fra le quali una famosa veduta di Piazza della Signoria. Alcune opere che colpiscono particolarmente ci sono il grande caminetto barocco interamente ricoperto di malachite, di un verde smagliante, e le copie di quadri eseguiti ad intarsio, con una lucentezza e bellezza a volte maggiore degli originali su tela esposti accanto.
Alcuni spazi sono dedicati a pietre particolari, come la pietra paesina, estratta vicino a Firenze, i cui strati di colori diversi, se sezionati opportunamente, danno l’illusione di un paesaggio roccioso dipinto.
Al primo piano sono esposti gli strumenti per l’intarsio ed un campionario completo delle pietre dure risalente all’epoca dei Medici. Nell’ultima sala sono esposti vasi e suppellettili decorate in stile liberty dei primi del Novecento, fra le quali il piano di tavolo con arpa e ghirlande di Zocchi (1849) e quello con fiori e uccelli di Niccolò Betti (1855).
Alla fine degli anni Ottanta la direttrice del museo dell’Opificio, Anna Maria Giusti, decise di procedere a un sostanziale rinnovamento del vecchio salone di ostensione dei manufatti lapidei – ancora caratterizzato dalla disposizione ottocentesca nonostante la ristrutturazione operata negli anni Sessanta dall’architetto Lando Bartoli e da Edward Maser – così da trasformarlo in un moderno museo ordinato secondo un criterio al contempo cronologico e didattico.
Il nuovo allestimento previde il trasferimento di tutto il museo al piano terra, così da liberare le stanze del piano nobile e trasformarle in uffici. L’incarico fu affidato a Adolfo Natalini Bogner Online, dopo che la committente aveva visto e apprezzato il progetto al teatro della Compagnia. Nell’aprile del 1989 l’architetto pistoiese cominciò il progetto e i lavori furono avviati nel 1991. Nell’estate del 1995 vennero conclusi e il museo fu ufficialmente inaugurato il 1º luglio dello stesso anno.
Poche le annotazioni critiche sul progetto; Vittorio Savi (1996) sottolinea il carattere di familiarità dell’intervento, che si presenta come una casa dove una parete sia stata tolta per mostrare l’interno e dove le “stanze” sono costituite da grandi vetrine classiche in legno.
Dal centrale portale in pietra serena si accede al vestibolo sul cui fondo è visibile il cortile interno utilizzato anche come mostra di pezzi lapidei: ai lati del vestibolo sono situati la portineria e la scala di accesso ai piani superiori e, verso il cortile, l’ingresso al museo e la biglietteria.
L’intervento è consistito nella riprogettazione e nell’allestimento del grande salone, nella ristrutturazione delle attigue salette ottocentesche e nella creazione della biglietteria e dei servizi igienici del piano terra.
Il salone presenta una pianta rettangolare e un doppio volume, conseguito tramite l’inserimento di tre massicci pilastri di ordine gigante (in cemento e rivestiti in pietra serena con ricorsi orizzontali) che vengono a definire quattro spazi a pianta quadrata: queste nicchie al piano terra affacciano sul corridoio finestrato, mentre al piano superiore scompaiono per lasciare il posto ad un unico vano scandito unicamente dal segno verticale dei pilastri. Le vetrine (in legno di ciliegio e pero) sono ricavate alle pareti delle quattro nicchie (che ospitano i pezzi secondo un allestimento tematico e cronologico) e sul lato finestrato, più basse. Al fondo della sala è situata WordPress site, allineata con il filo esterno dei tre pilastri, la scala rettilinea che conduce al piano ballatoio: questa presenta il fianco connotato da un arco zoppo, al di sotto del quale si accede alle salette ottocentesche, e è caratterizzata dal medesimo rivestimento lapideo e disegno dei pilastri; in pietra serena sono anche le pedate ed il corrimano (quest’ultimo con un disegno di memoria buontalentiana) mentre le alzate sono rivestite da lastre di pietre dure (rosse, gialle e verdi). Il salone e le salette laterali sono illuminate da una luce diffusa mentre tutte le vetrine sono illuminate all’interno tramite fibre ottiche.
Altri progetti


Posted in Uncategorized and tagged , , by with no comments yet.

Cassini (Martian crater)

Cassini is a crater on Mars named in honour of the Italian astronomer Giovanni Cassini.
The crater measures approximately 415 kilometers in diameter and can be found at 327.9°W and 23 WordPress site.8°N. It is in the Arabia quadrangle of Mars Free People Clothing Online. Pictures of small craters on the floor of Cassini reveal multiple layers. Some of these layers can be easily seen in the pictures below. Many places on Mars show rocks arranged in layers. Rock can form layers in a variety of ways. Volcanoes, wind, or water can produce layers. A detailed discussion of layering with many Martian examples can be found in Sedimentary Geology of Mars.
Recent research leads scientists to believe that some of the craters in Arabia may have held huge lakes. Cassini Crater probably once was full of water since its rim seems to have been breached by the waters. Both inflow and outflow channels have been observed on its rim. The lake would have contained more water than Earth’s Lake Baikal the fashion world, our largest freshwater lake by volume.
Many craters once contained lakes.
Map of Arabia quadrangle with major craters. Cassini is in the upper right.
Crater in the middle of Cassini crater, as seen by HiRISE.
Layers in a crater on the floor of Cassini Crater, as seen by HiRISE, under HiWish program


Posted in Uncategorized and tagged , , by with no comments yet.

Kirk Shelmerdine

Kirk Shelmerdine (born March 8, 1958 in Philadelphia) is a NASCAR driver and former championship-winning crew chief for Dale Earnhardt.

In 1982 he joined Richard Childress Racing to become the crew chief for Dale Earnhardt. Earnhardt had 46 wins, 142 top 5 finishes, and 246 top 10 finishes with Shelmerdine en route to four championships in 1986, 1987, 1990 and 1991. The pit crew won four consecutive Pit Crew Titles over the next eight years. His accomplishments include being the youngest crew chief to win a NASCAR race, and the youngest crew chief to win a Winston Cup championship. In 1992, he announced he was retiring from his crew chief duties, and embarked on a racing career on his own to pursue his dream of being a driver.
He started running in the ARCA series in 1993 where he has three career wins. He has since run in all the top levels in NASCAR. Shelmerdine has run a total of two Craftsman Truck Series races with a best finish of 17th at Bristol in 1995. He has also run 12 Busch Series races with a best finish of 17th in 1994 at Daytona for Levin Racing.
Shelmerdine’s Nextel Cup career actually started in 1981 in a race at College Station (Texas World Speedway, where owner/driver James Hylton brought out a 2nd car (#8) for Shelmerdine to drive. After two laps, he quit and finished 33rd of the 34 cars. His next start would come at Talladega Speedway in 1994 for Jimmy Means. Shelmerdine finished 26th in the #52 Ford Fashion Clothing Online Sale. He started his own Cup team in 2002 and ran races at Talladega, Loudon and Pocono, but he was primarily a “field filler” driver.
2004 was a breakout year for Shelmerdine, as he attempted all 36 races as an owner, 32 as a driver. As team owner he had other drivers fill in for him at selected tracks: Tom Hubert at Infineon and Watkins Glen, Brad Teague at the fall Bristol race, and Ted Christopher at the July Loudon race. Shelmerdine’s best finish would be a 37th at Michigan. His car qualified 18 races but completed none of them.
2005 was a step back. The team qualified for only three races (Infineon with Hubert, Loudon with Christopher, and Pocono with Shelmerdine). Shelmerdine finished 42nd in the Pocono race with heating conditions ending his day 192 laps short of the finish.
He started out 2006 on a better note. He was rolling his car on to his hauler after failing to qualify high enough in his qualifying race for the Daytona 500. A NASCAR official stopped him, and informed him that he qualified for his first Daytona 500 by gaining the final spot with his qualifying speed. He finished in 20th place on the lead lap, the best finish of his Cup career. His performance gained media attention as he said if he did not qualify, he’d sell his race team because he was extremely low on money. He was using a motor from Richard Childress (in exchange for a displaying a sponsorship decal). His tires had been donated by a family of Dale Earnhardt fans. He had no full-time pit crew, only his loyal team mates such as Phil Harris, J.V. Daniels and a few others.
Shelmerdine’s plans for the rest of 2006 were limited, however he did race at Talladega. He qualified 22nd, and was having a good run when he wrecked early in the race. Shelmerdine finished 40th. Since then, he has attempted to qualify for the Coca Cola 600 but failed to make the race after a qualifying crash, his next appearance was at the Pepsi 400 at Daytona where he made the show but fell out early and finished 43rd.
On December 22, 2006, the Federal Election Commission sent an “admonishment letter” to Shelmerdine was a response to him for running with a Bush/Cheney decal on his car in 2004.
Kirk drove the Richard Childress Racing #33 in the 2008 Daytona testing sessions and was to be entered in the 2008 Daytona 500. He attempted a number of races during the 2009 season after buying Toyotas from Bill Davis Racing. Shelmerdine used Tom Hubert for road courses and New England staple Ted Christopher for Loudon.
It was announced on August 26, 2010, that on September 14, 2010, the assets of Kirk Shelmerdine Racing were be sold at Public Auction at the team’s basis in Welcome, North Carolina WordPress site. Shelmerdine stated the reason for the closure is lack of sponsorship and technology provided for independent teams.
Shelmerdine resides in Welcome, North Carolina, and is the father of two children.
(key) (Bold – Pole position awarded by qualifying time. Italics – Pole position earned by points standings or practice time. * – Most laps led.)
(key) (Bold – Pole position awarded by qualifying time. Italics – Pole position earned by points standings or practice time. * – Most laps led.)


Posted in Uncategorized and tagged , by with no comments yet.

Duke of Burgundy

Duke of Burgundy (Fr.: duc de Bourgogne) was a title borne by the rulers of the Duchy of Burgundy, a small portion of traditional lands of Burgundians west of river Saône which in 843 was allotted to Charles the Bald’s kingdom of West Franks. Under the Ancien Régime, the Duke of Burgundy was the premier lay peer of the kingdom of France.
Beginning with Robert II of France, the title was held by the Capetians, the French royal family. It was granted to Robert’s younger son, Robert, who founded the House of Burgundy. When the senior line of the House of Burgundy became extinct, it was inherited by John II of France through proximity of blood. John granted the duchy as an appanage for his younger son, Philip the Bold. The Valois Dukes of Burgundy became dangerous rivals to the senior line of the House of Valois. When the male line of the Valois Dukes of Burgundy became extinct, it was confiscated by Louis XI of France.
Today, the title is used by the House of Bourbon as a revived courtesy title.

The first margrave (marchio), later duke (dux), of Burgundy was Richard of the House of Ardennes, whose duchy was created from the merging of several regional counties of the kingdom of Provence which had belonged to his brother Boso.
His descendants and their relatives by marriage ruled the duchy until its annexation over a century later by the French crown, their suzerain.
In 1004, Burgundy was annexed by the king, of the House of Capet. Otto William continued to rule what would come to be called the Free County of Burgundy. His descendants formed another House of Ivrea.
Robert, son of Robert II of France, received the Duchy as a peace settlement, having disputed the succession to the throne of France with his brother Henry Man bags.
John II of France, the second Valois king, successfully claimed the Duchy after the death of Philip, the last Capet duke. John then passed the duchy to his youngest son Philip as an apanage.
In 1477, the territory of the Duchy of Burgundy was annexed by France WordPress site. In the same year, Mary married Maximilian, Archduke of Austria, giving the Habsburgs control of the remainder of the Burgundian Inheritance.
Although the territory of the Duchy of Burgundy itself remained in the hands of France, the Habsburgs remained in control of the title of Duke of Burgundy and the other parts of the Burgundian inheritance, notably the Low Countries and the Free County of Burgundy in the Holy Roman Empire. They often used the term Burgundy to refer to it (e.g. in the name of the Imperial Circle it was grouped into), until the late 18th century, when the Austrian Netherlands were lost to French Republic. The Habsburgs also continued to claim Burgundy proper until the Treaty of Cambrai in 1529, when they surrendered their claim in exchange for French recognition of Imperial sovereignty over Flanders and Artois.
The title was briefly claimed by king Philip V of Spain (Philip VIII) of the House of Bourbon between 1700–1713 when the succession of the Spanish throne was disputed between the Houses of Habsburg and Bourbon barbour jackets on sale.
At the same time, various members of the French royal family, most notably Louis, Dauphin of France, the father of Louis XV of France, also used the title.


Posted in Uncategorized and tagged , , by with no comments yet.

Sussex Technical High School

Sussex Technical High School is a public high school in Georgetown, Delaware. Its enrollment at last count was roughly 1,300 students. As a choice school, each year over 600 eighth-grade students in Sussex County apply for 300 openings. The mascot is for the school a raven.
Also known as Sussex Tech, the school was one of two Delaware high schools recognized by the U.S. Department of Education as a Blue Ribbon School in 2008 for academic achievement. It was previously selected by the Department of Education in 1996 as one of ten showcase site schools, receiving the New American High Schools award for high levels of success.
The school is operated by Sussex Technical School District, an overlay district serving all of Sussex County.

Built in 1961, Sussex Tech started as the Sussex Vocational-Technical High School. At that time, it provided students career training to prepare Sussex County students to enter the workforce after high school graduation. Students would spend half the day at their home high school, then spend the rest of the day at Sussex Tech learning a trade.
Sussex Tech became a full-time high school in 1991, offering a comprehensive program of academic courses as well as technical education. With additions, the school grew to a total of 82 classrooms. By 2009 WordPress site, Sussex Tech had 16 technical fields of study from which students could choose.
More students were accepted into the school in the 2012-2013 school year, making it one of Sussex Tech’s most historical years. Also Free People Clothing Online, Sussex Tech’s Raven Nation Marching Band was featured in Chicago’s McDonald’s Thanksgiving Parade in 2012.
With its full-time conversion in 1991, Sussex Tech also opened its own library and hired a librarian. This project started in a small storage room with a desk, chair, one computer and no books. It quickly filled to capacity.
In 2000, the school opened its current library, known as the Benjamin Franklin Information Center. The new library emphasized the school’s technical focus, relying on computer workstations for access to resources in external networks. Sussex Tech’s library led the state of Delaware by 2007, with 75 computers available for its students.
During 2007, the school library also became the first to implement Delaware’s Statewide Library Catalog and Schoolrooms system, an interface allowing students to reserve and request books from any library in the state, and also providing online access to magazines and newspapers. Books requested from other locations through the statewide system are delivered to the school’s library.
Sussex Technical High School’s athletic teams participate in the Henlopen Conference. As one of the larger high schools, based on enrollment, Sussex Tech competes in the Henlopen North division. (The largest schools of the conference belong to the Henlopen North division, which is a size category rather than geographic. Smaller schools belong to the Henlopen South division.)
Coordinates: 38°38′37″N 75°26′35″W / 38.6437°N 75 Fashion Clothing Online Sale.4430°W / 38.6437; -75.4430


Posted in Uncategorized and tagged , , by with no comments yet.

Kelme Outlet | Le Coq Sport Outlet

kelme paul frank outlet new balance outlet bogner outlet le coq sportif outlet brand bags cheap bags sale bags online