Acra (fortezza)

[senza fonte]
L’Acra, o Akra (in ebraico חקרא o חקרה, in greco Aκρα), era un presidio fortificato situato a Gerusalemme costruito da Antioco IV, sovrano dell’impero seleucide, dopo che ebbe saccheggiato la città nel 168 a.C.. La fortezza assunse un ruolo determinante negli eventi riguardanti la sommossa dei Maccabei e la formazione del regno degli Asmonei. Fu distrutta da Simone Maccabeo durante la rivolta.
L’esatta posizione dell’Acra, di fondamentale importanza per comprendere meglio la storia della Gerusalemme di età ellenistica, rimane oggetto di discussione. Gli storici e gli archeologi hanno proposto vari siti intorno a Gerusalemme, basandosi principalmente su conclusioni tratte da testimonianze letterarie. Questo approccio cominciò a mutare alla luce degli scavi iniziati alla fine degli anni sessanta: le nuove scoperte, infatti, hanno portato a rivalutazioni sulle fonti letterarie antiche riguardanti la geografia di Gerusalemme e la posizione dei manufatti precedentemente scoperti. Yoram Tsafrir ha interpretato un giunto in muratura nell’angolo sud-orientale della spianata del Monte del Tempio come un indizio per una possibile posizione dell’Acra. Durante gli scavi adiacenti alla parete sud del Monte condotti da Benjamin Mazar tra il 1968 e il 1978 sono stati scoperti alcuni resti che potrebbero essere collegati con l’Acra, tra cui alcune stanze adibite a caserma e una grande cisterna.
L’antico termine greco acra è stato usato per descrivere altre strutture fortificate risalenti il periodo ellenistico. L’Acra di Gerusalemme è spesso chiamata Acra seleucide per distinguerla dalle altre costruzioni chiamate acra e dal quartiere di Gerusalemme che ha in seguito ereditato questo nome.

Dopo la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C., la Giudea fu contesa tra il Regno tolemaico in Egitto, e l’Impero seleucide in Siria e in Mesopotamia. La vittoria dell’imperatore seleucide Antioco III sull’Egitto nella battaglia di Panion portò la Giudea sotto il controllo dei Seleucidi. La popolazione ebrea di Gerusalemme aveva aiutato Antioco durante il suo assedio alla fortezza della guarnigione egiziana a Gerusalemme. Il loro sostegno fu premiato con una documento che sanciva la libertà di culto per gli ebrei, compresa la possibilità di impedire l’accesso agli stranieri e agli animali impuri al recinto del Tempio, e una ripartizione dei fondi ufficiali per il mantenimento di alcuni riti religiosi nel Tempio. Nonostante fosse consentita la libertà di culto, molti ebrei furono spinti da adottare i costumi del prestigioso e influente stile di vita greco. La cultura imperiale offriva un percorso di progresso politico e materiale, il che portò alla formazione di classi sociali elevate di cultura ellenistica tra la popolazione ebraica. Questo processo di ellenizzazione portò a tensioni tra gli ebrei praticanti e i loro confratelli che avevano assimilato la cultura greca.
Antioco IV Epifane fu incoronato sovrano del regno seleucide nel 175 a.C. Poco dopo, Giasone chiese all’imperatore la nomina alla carica di Sommo Sacerdote di Israele, una posizione occupata da suo fratello Onia III. Giasone, di cultura fortemente ellenistica, promise di aumentare il tributo pagato dalla città e di stabilire al suo interno le infrastrutture di una polis greca, tra cui un ginnasio e un efebeo. La richiesta di Giasone venne accolta, ma dopo tre anni di sovrintendenza fu spodestato da Antioco e costretto a fuggire ad Ammon. Nel frattempo, Antioco IV aveva intrapreso due spedizioni contro l’Egitto, una nel 170 a.C. e un’altra nel 169 a.C., sconfiggendo gli eserciti tolemaici. Le vittorie di Antioco furono di breve durata. Il suo intento di unificare il regno seleucide e quello tolemaico mise in allarme l’impero romano, che gli impose di ritirare le sue truppe dall’Egitto. Mentre Antioco era impegnato in Egitto, a Gerusalemme si diffuse la falsa notizia che egli fosse stato ucciso. Nell’incertezza che ne derivò, Giasone raccolse un esercito di 1.000 seguaci e tentò di prendere d’assalto Gerusalemme. Anche se l’attacco fu respinto, quando la notizia dei combattimenti raggiunse Antioco in Egitto egli sospettò che i suoi sudditi in Giudea stessero sfruttando quella battuta d’arresto come un’opportunità di rivolta. Nel 168 a.C. Antioco IV Epifane marciò su Gerusalemme e saccheggiò la città, depredando il tesoro del Tempio e uccidendo migliaia di suoi abitanti. Al contrario di quanto suo padre aveva fatto, Antioco IV mise fuori legge i tradizionali riti ebraici e perseguitò gli ebrei praticanti. I rituali del tempio furono interrotti, l’osservanza dello Shabbat fu proibita e la circoncisione venne dichiarata fuorilegge.
Per consolidare il suo potere in città, tenere sotto controllo ciò che accadeva sul Monte del Tempio e salvaguardare la fazione ellenizzata a Gerusalemme, Antioco mise di stanza una guarnigione seleucide in città:
Il nome Acra deriva dal greco acropoli che indica un luogo fortificato che domina una città dall’alto. A Gerusalemme, la parola assunse il significato di movimento anti ebraico: fortezza di uomini “empi e scellerati”. Poiché la costruzione dominava la città e la campagna circostante, venne occupata non solo da una guarnigione greca, ma anche dai loro alleati ebrei.
La repressione da parte dei Seleucidi dei costumi religiosi degli ebrei incontrò notevoli resistenze tra la popolazione locale. Mentre Antioco era occupato ad oriente nel 167 a.C., un sacerdote proveniente dalla campagna, Mattatia di Modi’in, sollevò una rivolta contro l’impero. Sia i governanti seleucidi, sia gli alleati locali non si resero conto della portata della ribellione. Nel 164 a.C. Giuda Maccabeo liberò Gerusalemme e riconsacrò il Tempio. Anche se la città era caduta, l’Acra e i suoi occupanti riuscirono a resistere. Maccabeo assediò la fortezza, mentre i suoi occupanti inviavano un appello all’imperatore seleucide (ora Antioco V) per chiedere assistenza. Un esercito seleucide fu inviato a sedare la rivolta. Quando Bet-Zur fu posta sotto assedio, Maccabeo fu costretto ad abbandonare il suo attacco all’Acra e affrontare Antioco in battaglia. Nella successiva battaglia di Beth-Zachariah i Seleucidi ottennero la loro prima vittoria sui Maccabei e Giuda Maccabeo fu costretto a ritirarsi. Risparmiata alla distruzione, l’Acra rimase come roccaforte seleucide per altri 20 anni, durante i quali ci furono diversi tentativi da parte degli Asmonei di spodestare la guarnigione greca.
Giuda Maccabeo fu ucciso nel 160 a.C. e gli successe il fratello Gionata Maccabeo, che tentò di costruire una barriera per tagliare la linea di rifornimento dell’Acra. Gionata aveva già radunato la manodopera necessaria per l’impresa quando fu costretto a confrontarsi con l’esercito invasore guidato dal generale seleucida Diodoto Trifone a Beit She’an (Scitopoli). Dopo aver invitato Gionata a una riunione amichevole, Trifone lo rapì e lo uccise. Gionata fu sostituito da un altro fratello, Simone Maccabeo, che assediò e infine espugnò l’Acra nel 141 a.C.
Due fonti diverse forniscono informazioni sul destino dell’Acra, sebbene siano contraddittorie in alcuni punti. Secondo Giuseppe Flavio, Simone rase al suolo l’Acra dopo la cacciata dei suoi occupanti, scavando la collina su cui sorgeva per renderla più bassa rispetto al Tempio, purgare la città del suo triste ricordo e negare la possibilità di ricostruirla a qualsiasi futuro abitante di Gerusalemme.
Quanto viene riportato nel Primo libro dei Maccabei offre un quadro differente:
Secondo questa versione, Simone non demolì subito l’Acra, ma la occupò e forse vi si stabilì egli stesso. Il Primo libro dei Maccabei non menziona il suo destino ultimo. La fortezza era stata costruita come una postazione di guardia per monitorare e controllare Gerusalemme e la sua popolazione. Se era situata nella Città di David, come sostengono molti studiosi, la sua posizione avrebbe aggiunto molto poco alle difese di Gerusalemme contro le minacce esterne. Essa potrebbe essere caduta in disuso e smantellata intorno alla fine del II secolo a.C. in seguito alla costruzione della Baris asmonea e del Palazzo asmoneo nella città alta di Gerusalemme.
Bezalel Bar-Kochva offre una diversa teoria: l’Acra sarebbe stata ancora in piedi nel 139 a.C., quando Antioco VII Sidete ne chiese la restituzione a Simone, insieme a Giaffa e Ghezer, due città alleate ai greci che Simone aveva catturato. Simone si dichiarò disposto a trattare per le due città, ma non fece menzione dell’Acra. Fu a questo punto che probabilmente la distrusse, come un modo per negare ai Seleucidi qualsiasi rivendicazione futura o pretesto su Gerusalemme. Così, quando Antioco VII sottomise la città durante il regno di Giovanni Ircano I, tutte le sue richieste erano soddisfatte, tranne quella che riguardava lo stazionamento di un presidio seleucide in città. Ircano potrebbe aver rifiutato questa richiesta perché non c’era nessun luogo adatto dove porre la guarnigione. L’Acra, infatti, era probabilmente già stata distrutta. Questa teoria pone la demolizione dell’Acra in qualche momento attorno al 130 a.C.
La posizione dell’Acra è importante per comprendere come si siano svolti gli eventi a Gerusalemme durante le lotte tra i Maccabei e le forze seleucide. La reale posizione dell’Acra è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi moderni. La descrizione antica più dettagliata sulla natura e la posizione dell’Acra si trova nell’opera di Flavio Giuseppe Antichità giudaiche, dove viene descritta nella Città Bassa, su una collina che domina il recinto del Tempio.
La posizione della “parte bassa della città”, altrove denominata “Città Bassa”, al tempo di Giuseppe Flavio (I secolo d.C.) è accertata nella parte sud-est della collina di Gerusalemme, il centro urbano originale tradizionalmente conosciuto come città di David. Situata a sud del Monte del Tempio, tuttavia, l’area visibile oggi è sensibilmente più bassa rispetto al monte stesso. La parte superiore del monte è di circa 30 metri sopra il livello del suolo in corrispondenza della parte sud del muro di contenimento risalente all’opera espansione del recinto del Tempio effettuata nella tarda epoca di Erode. L’elevazione si riduce a sud di questo punto. Giuseppe Flavio, nativo di Gerusalemme, sarebbe stato ben consapevole di questa discrepanza, ma è comunque in grado di spiegarla descrivendo come Simone avesse raso al suolo sia l’Acra sia la collina su cui sorgeva. Le ricerche archeologiche a sud del Monte del Tempio, però, non sono riuscite ad individuare alcuna prova di attività estrattiva di importanza rilevante. Al contrario, gli scavi nella regione hanno portato alla luce sostanziali evidenze di abitazioni a partire dall’inizio del I millennio a.C. fino all’epoca romana, mettendo in dubbio l’ipotesi che durante il periodo ellenistico l’area sia stata significativamente più alta di quanto lo fosse al tempo di Flavio Giuseppe, o che sia stata spazzata via una grande collina WordPress site. Questo ha portato molti ricercatori a trascurare il resoconto di Flavio Giuseppe e l’ipotesi sulla collocazione dell’Acra da lui riportata, suggerendo diversi percorsi alternativi. Dal 1841, quando Edward Robinson propose di collocare l’Acra nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro, sono stati proposti almeno altri nove diversi luoghi nella Città Vecchia di Gerusalemme e nei suoi dintorni.
Diversi ricercatori hanno tentato di collocare l’Acra sulla collina occidentale della Città Alta di Gerusalemme, nell’area attualmente occupata dal quartiere ebraico della Città Vecchia. Queste ipotesi si propongono di individuare l’Acra ad Antiochia, polis greca situata a Gerusalemme secondo quanto riporta il Secondo libro dei Maccabei. Questa nuova ipotetica città avrebbe avuto una pianta ippodamica e quindi avrebbe richiesto una distesa di terra piatta che solo la collina occidentale avrebbero potuto fornire. Inoltre, il bordo orientale della collina è adiacente al Monte del Tempio e più alto di questo: due caratteristiche attribuite alla cittadella seleucide.
Gli oppositori di questa teoria affermano che ci sono ben poche testimonianze archeologiche o storiche a sostegno dell’esistenza di una polis greca all’interno di Gerusalemme situata sulla collina occidentale, che sembra fosse scarsamente popolata durante il periodo ellenistico. Gli scavi nell’odierno quartiere ebraico hanno portato alla luce tracce di insediamenti risalenti al periodo del Primo Tempio, così come ulteriori prove della presenza asmonea e erodiana, ma scarsa evidenza di occupazione ellenistica. Alcuni studi sulla provenienza di manici di anfore da Rodi dotati di contrassegno hanno rivelato che oltre il 95% di essi sono stati ricavati con materiale estratto dalla città di David, cosa che indica che la città non si era ancora estesa verso la collina occidentale durante il dominio dei Seleucidi.
Inoltre, la collina occidentale è separata dal Monte del Tempio e dalla Città di David dalla ripida Valle del Tyropoeon, essendo quindi un netto svantaggio tattico per qualsiasi forza che avrebbe potuto essere richiesta all’interno del recinto del tempio o nei settori orientali densamente popolati Gerusalemme.
L’Acra non fu la prima roccaforte ellenistica a Gerusalemme. Alcune fonti indicano che anche una precedente cittadella, la Baris tolemaica, aveva occupato una posizione che dominava il recinto del Tempio. Anche se la posizione esatta della Baris è ancora dibattuta, essa è generalmente accettata a nord del Monte del Tempio, sul luogo in seguito occupato dalla Fortezza Antonia. La Baris fu distrutta per mano di Antioco III agli inizi del II secolo a.C. ed è assente da tutti i resoconti delle rivolte dei Maccabei. Nonostante i racconti riportino che l’Acra sia stata costruita in un brevissimo lasso di tempo, fu comunque abbastanza solida da superare lunghi periodi di assedio. Questi fattori, assieme ai testi che si riferiscono alla Baris con il nome di Acra, hanno portato alcuni a suggerire che la Baris e l’Acra fossero in realtà la stessa struttura. Sebbene sia il Primo libro dei Maccabei sia l’opera di Flavio Giuseppe sembrino descrivere l’Acra come una costruzione nuova, non può essere stato questo il caso. Un passo delle Antichità Giudaiche (12:253) può essere tradotto con “era rimasto” piuttosto che con “abitava” nella cittadella, che potrebbe essere inteso nel senso che l’Acra era già in piedi prima della rivolta e che solo la guarnigione macedone era nuova.
Koen Decoster ritiene che Flavio Giuseppe scriva di “una cittadella nella parte bassa della città” per un pubblico familiare con la Gerusalemme del I secolo d.C., una città che disponeva di due cittadelle: la Fortezza Antonia e il palazzo di Erode. Poiché la Gerusalemme romana di Flavio Giuseppe si era già estesa al colle occidentale più alto, la “cittadella nella città bassa”, avrebbe potuto riferirsi a qualsiasi cosa che si trovi ad est della Valle del Tyropoeon, tra cui l’Antonia che si trovava a nord del Tempio e che in effetti si innalzava sopra di esso. A suo avviso, questo è il punto che Giuseppe deve aver avuto in mente quando parlava dell’Acra.
Gli oppositori della posizione settentrionale asseriscono che questo sito non è sostenuto dalle fonti storiche e che avrebbe posto l’Acra lontano dal centro abitato di Gerusalemme. A differenza delle fortezze precedenti e successive, essa non era intesa come difesa contro minacce esterne, ma piuttosto per sorvegliare i quartieri ebraici della città, ruolo incompatibile con un’ubicazione proposta a nord.
Le fonti disponibili indicano che l’Acra sorgeva a sud del Tempio, e poiché il Primo libro dei Maccabei è un resoconto contemporaneo della rivolta dei Maccabei, la descrizione dell’Acra (1:35-38) è considerata la più affidabile. Flavio Giuseppe fornisce una testimonianza improbabile circa la demolizione della collina su cui sorgeva l’Acra, ma la sua descrizione della fine della Grande Rivolta (70 d.C.) fornisce ulteriori elementi di prova che la collocano a sud del Monte del Tempio.
Poiché gli altri edifici menzionati nel passo erano situati tutti a sud della Città Bassa, ciò pone lì anche l’Acra. Questa descrizione attesta la persistenza del nome “Acra” in questa parte di Gerusalemme molti anni dopo la fine del dominio ellenistico e dopo che le cittadelle di quel periodo erano state distrutte, e può anche essere visto come un riferimento non ad un edificio distinto, ma piuttosto ad una regione intera della città. Infatti, diversi passi del Primo libro Maccabei possono essere letti in questa ottica:
Questi passaggi suggeriscono che, dopo il saccheggio di Gerusalemme da parte di Antioco IV nel 168 a.C., almeno una parte della Città di David a sud del Monte del Tempio fu ricostruita come quartiere fortificato ellenistico. Più che una cittadella, essa era una colonia macedone dove vivevano rinnegati ebrei e sostenitori del nuovo regime. Questa teoria è sostenuta anche da prove archeologiche, tra cui i manici delle anfore di Rodi e diciotto tombe trovate sul versante orientale della città di David. Queste ultime sono datate ai primi anni del II secolo d.C., e costituiscono inusuali pratiche di sepoltura ebree per l’età del Secondo Tempio, ma più simili ad altri cimiteri ellenistici conosciuti, come quello di Acri.
Anche quando il nome “Acra” è applicato ad un intero quartiere ellenistico, piuttosto che solo a una fortezza, all’interno di quel complesso sorgeva certamente una cittadella per alloggiare la guarnigione macedone. Era normale per una città ellenistica avere una rocca fortificata in corrispondenza o in prossimità del punto più alto della sua area di influenza. Una cittadella fu probabilmente eretta sulla punta settentrionale della città di David appena a sud del Monte del Tempio. Gli archeologi hanno cercato di utilizzare reperti provenienti dagli scavi condotti nella zona per individuare la posizione esatta di questa cittadella.
Yoram Tsafrir ha tentato di collocare l’Acra sotto l’angolo sud-est del recinto del Monte del Tempio. Tsafrir si è concentrato soprattutto su una linea retta verticale nella parete orientale in muratura del recinto come prova di diversi periodi di costruzione. A nord della linea di giunzione c’è una sezione iniziale del muro costruita con blocchi di grandi dimensioni. Questi blocchi hanno facce con margini sbozzati intorno a protuberanze in primo piano e sono disposti in modo omogeneo uno sopra l’altro. Questo stile di costruzione è di tipo ellenistico e distinto da quella che doveva essere la costruzione erodiana che sembra sorgesse a sud. Anche se la datazione esatta di questa costruzione è incerta, Tsafrir crede che si tratti di un residuo delle fondazioni dell’Acra, che furono poi incorporate nell’estensione della spianata del Tempio voluta da Erode il Grande. Come ulteriore prova, Tzafrir cita anche la significativa similitudine tra i metodi di costruzione evidenti a nord della zona di giunzione, compreso l’uso di pietre a forma trapezoidale, con i metodi impiegati nella città seleucide di Perge, in Asia Minore. Il Primo libro dei Maccabei (1:30) attribuisce la costruzione dell’Acra ad Apollonio, “capo collezionista” di Antioco III (in ebraico שר-המיסים Hamissim Sar), che sembra essere un antico errore di traduzione o il titolo originale come capo (in ebraico: שר, Sar) dei Misi, un popolo dell’Asia Minore.
Meir Ben-Dov credeva che l’Acra sorgesse a sud della Porta Huldah nella parete meridionale della spianata del Monte del Tempio. Gli scavi di Benjamin Mazar dell’Ophel, l’area adiacente alla parte meridionale della spianata, hanno portato alla luce le fondamenta di una struttura massiccia e una grande cisterna, forse risalente al periodo ellenistico. Questi sono stati provvisoriamente identificati come i resti della Acra, con la struttura, con file di piccole camere comunicanti, che si ritiene essere i resti di una caserma. Questa era stata demolita e ricostruita durante il periodo degli Asmonei, che corrisponde alle descrizioni di Flavio Giuseppe. Le costruzioni asmonee furono, a loro volta, rase al suolo per creare una piazza pubblica di fronte al cancello principale della spianata del Tempio durante i lavori di ristrutturazione di Erode.
Anche diverse cisterne trovate sotto il Monte del Tempio sono state proposte come possibili resti della cittadella seleucide. Tra questi, una cisterna a forma di E dalla capacità di 3,2 milioni di litri, il margine settentrionale della quale è adiacente alla linea meridionale del Monte del Tempio proposta come antecedente della zona di espansione di Erode. Questa è stata identificata come il “Be’er haqar” o il “bor heqer” menzionato nella Mishnah, Erubin Tract 10.14, e comunemente tradotto Shopping Online, forse erroneamente, come il “freddo pozzo”.
Ulteriori prove dell’esistenza dell’Acra possono venire dalla scoperta casuale, pubblicata da Shimon Appelbaum, di un’iscrizione frammentaria greca nella Città Vecchia di Gerusalemme. L’iscrizione fa parte di un frammento dalla cima di una stele in arenaria e contiene quello che potrebbe essere un giuramento fatto dai soldati di stanza nell’Acra, anche se la lettura del nome “Acra” nel testo è stata contestata.


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Cum shot

A cum shot is the act—or the depiction of the act—of human ejaculation, especially onto another person. The term cum shot is usually applied to depictions occurring in pornographic films, photographs, and magazines. Cum shots have become the object of fetish genres like bukkake. Facial cum shots (or “facials”) are currently regularly portrayed in pornographic films and videos, often as a way to close a scene. Cum shots may also depict ejaculation onto another performer’s body, such as on the genitals, buttocks or chest.
The term is typically used by the cinematographer within the narrative framework of a pornographic film, and, since the 1970s, it has become a leitmotif of the hardcore genre. Two exceptions are softcore pornography, in which penetration is not explicitly shown, and “couples erotica”, which may involve penetration but is typically filmed in a more discreet manner intended to be romantic or educational rather than graphic. Softcore pornography that does not contain ejaculation sequences is produced both to respond to a demand by some consumers for less-explicit pornographic material and to comply with government regulations or cable company rules that may disallow depictions of ejaculation. Cum shots typically do not appear in “girl-girl” scenes (female ejaculation scenes exist, but are relatively rare); orgasm is instead implied by utterances, cinematic conventions, or body movement.

A cum shot may also be called a cumshot, come shot, cum blast, pop shot or money shot. While the term cum shot normally refers to filming of the ejaculation scene in a pornographic movie (the term shot in “cum shot” refers to the filming, or “shooting” of the scene), the term is also used more loosely to refer to the actual physiological event of male ejaculation.
Originally, in general film-making usage the term money shot was a reference to the scene that cost the most money to produce; in addition, the inclusion of this expensive special effect sequence is being counted on to become a selling point for the film Belstaff Outlet. For example, in an action thriller, an expensive special effects sequence of a dam bursting might be called the “money shot” of the film. The use of money shot to denote the ejaculation scene in pornographic films is attributed to producers paying the male actors extra for it. The meaning of the term money shot has sometimes been borrowed back from pornography by the film and TV industry with a meaning closer to that used in pornographic films. For example, in TV talk shows, the term, borrowed from pornography, denotes a highly emotional scene, expressed in visible bodily terms.
Facials were described in literature predating the modern age of pornography. In the metaphor-laden 19th century poem Goblin Market, villainous goblins try to cajole a young woman to eat their forbidden, alluring fruits and attendant juices:
Lizzie uttered not a word; Would not open lip from lip Lest they should cram a mouthful in: But laughed in heart to feel the drip Of juice that syrupped all her face, And lodged in dimples of her chin, And streaked her neck which quaked like curd.
The Marquis de Sade wrote about performing facials in his work The 120 Days of Sodom, written in 1785; one passage of the novel reads: “I show them my prick, then what do you suppose I do? I squirt the fuck in their face . . . That’s my passion my child, I have no other . . . and you’re about to behold it.” Other published examples can be found in the private letters of James Joyce and The Hite Report.
Although earlier pornographic films occasionally contained footage of ejaculation, it was not until the advent of hard-core pornography in the 1970s that the stereotypical cum shot scene became a standard feature—displaying ejaculation with maximum visibility. An oft quoted influential work of this era, Steven Ziplow’s The Film Maker’s Guide to Pornography (1977), states:
There are those who believe that the come shot, or, as some refer to it, the “money shot,” is the most important element in the movie and that everything else (if necessary) should be sacrificed at its expense. Of course 2015 Lastest Arcteryx Altra, this depends on the outlook of the producer, but the one thing is for sure: if you don’t have the come shots, you don’t have a porno picture.
Cum shot scenes may involve the female actor calling for the shot to be directed at some specific part of her body. Cultural analysis researcher Murat Aydemir considers this one of the three quintessential aspects of the cum shot scene, alongside the emphasis on visible ejaculation and the timing of the cum shot, which usually concludes a hard-core scene.
As a possible alternative explanation for the rise of the cum shot in hardcore pornography, Joseph Slade, professor at Ohio University and author of Pornography and sexual representation: a reference guide notes that pornography actresses in the 1960s and 1970s did not trust birth control methods, and that more than one actress of the period told him that ejaculation inside her body was deemed inconsiderate if not rude.
Any sexual activity that involves contact with the bodily fluids of another person contains the risk of transmission of sexually transmitted diseases. Semen is in itself generally harmless on the skin or if swallowed. However, semen can be the vehicle for many sexually transmitted infections, such as HIV and hepatitis. The California Occupational Safety and Health Administration categorizes semen as “other potentially infectious material” or OPIM.
Aside from other sexual activity that may have occurred prior to performing a facial the risks incurred by the giving and receiving partner are drastically different. For the ejaculating partner there is almost no risk of contracting an STD. For the receiving partner, the risk is higher. Since potentially infected semen could come into contact with broken skin or sensitive mucous membranes (eyes, lips, mouth), there is a risk of contracting an infectious disease.
In rare cases, people have been known to experience allergic reactions to seminal fluids, known as human seminal plasma hypersensitivity. Symptoms can be either localized or systemic, and may include itching, redness, swelling, or blisters within 30 minutes of contact. They may also include hives and even difficulty breathing.
Options for prevention of semen allergy include avoiding exposure to seminal fluid by use of condoms and attempting desensitization. Treatment options include diphenhydramine and/or an injection of epinephrine.
There are a variety of views ranging from facials being an act of degradation and elicit humiliation to being grounded in mutual respect and elicit pleasure. Sex therapist Ruth Westheimer believes facials are humiliating and not sexy. She advises the average person contemplating oral sex to not think that a facial is a necessary part of the act. In response to an inquiry from a reader, sex columnist Dan Savage wrote: “Facials are degrading—and that’s why they’re so hot.” Daily Nexus columnist Nina Love Anthony views the practice of facials in a non-threatening light, feeling that it adds variety to the sexual experience. In one of her weekly articles she wrote “But let’s give credit where credit is due: The money shot, by itself, is great for a number of reasons. Blowing it on someone’s face is like a change-up pitch—if you’ve been throwing the heat for a while, maybe you should consider hooking the curve ball.” She continues with “Also, being on the receiving end of the shot can satisfy the secret porn star in everyone and it’s minor kink for beginners”.
Feminist views of the depiction of male-on-female facials are primarily critical. Sociologists Gail Dines, Robert Jensen and Russo echo these sentiments in the book Pornography: The Production and Consumption of Inequality it asserts “In pornography, ejaculating onto a woman is a primary method by which she is turned into a slut, something (not really someone) whose primary, if not only, purpose is to be sexual with men.” Radical feminist and noted critic of pornography Andrea Dworkin said “it is a convention of pornography that the sperm is on her not in her. It marks the spot, what he owns and how he owns it. The ejaculation on her is a way of saying (through showing) that she is contaminated with his dirt; that she is dirty.”
In Padraig McGrath’s review of Laurence O’Toole’s book Pornocopia – Porn, Sex, Technology and Desire, he rhetorically asks whether “…women enjoy having men ejaculate on their faces?” He suggests that the role of such a scene is to illustrate that “…it doesn’t matter what the woman likes – she’ll like whatever the man wants her to like because she has no inner life of her own, in turn because she’s not a real person”. McGrath argues that there is a “power-aspect” to depictions such as cum shots. He suggests that the “…central theme [of pornography] is power…[,] implicitly violent…eroticized hatred.”
Gail Dines, writing in Pornland: How Porn Has Hijacked Our Sexuality, describes the money shot of a man ejaculating on the face or body of a woman as “one of the most degrading acts in porn”. To Dines, the ejaculate on the female performer’s body “marks the woman as used goods”, conveying a sense of ownership, and she quotes veteran porn actor and producer Bill Margold as saying, “I’d like to really show what I believe the men want to see: violence against women. I firmly believe that we serve a purpose by showing that. The most violent we can get is the cum shot in the face. Men get off behind that because they get even with the women they can’t have.” She adds that at least for some posters on adult forums discussing such scenes, the pleasure is derived from watching a woman suffer shopping online.
Another critic of “cum shot” scenes in heterosexual pornography is the US porn star-turned writer, director and producer Candida Royalle. She produced pornography films aimed at women and their partners that avoid the “misogynous predictability” and depiction of sex in “…as grotesque and graphic [a way] as possible.” Royalle also criticizes the male-centredness of the typical pornography film, in which scenes end when the male actor ejaculates.
Author Lisa Moore suggests that Dworkin’s explanation does not take into account that it is the pleasure the actresses exhibit that the male partners enjoy, and that it is more accurate to think men want their semen to be wanted.
Women’s activist Beatrice Faust argued, “since ejaculating into blank space is not much fun, ejaculating over a person who responds with enjoyment sustains a lighthearted mood as well as a degree of realism. This occurs in both homosexual and hetrosexual [sic] pornography so that ejaculation cannot be interpreted as an expression of contempt for women only.” She goes on to say “Logically, if sex is natural and wholesome and semen is as healthy as sweat, there is no reason to interpret ejaculation as a hostile gesture.”
Joseph Slade, professor at Ohio University, notes in his book Pornography and sexual representation: a reference guide that adult industry actresses in the 1960s and 1970s did not trust birth control methods, and that more than one actress of the period told him that ejaculation inside her body was deemed inconsiderate if not rude.
Sexologist Peter Sándor Gardos argues that his research suggests that “… the men who get most turned on by watching cum shots are the ones who have positive attitudes toward women” (on the annual meeting of the Society for the Scientific Study of Sex in 1992). Later, on The World Pornography Conference in 1998, he reported a similar conclusion, namely that “no pornographic image is interpretable outside of its historical and social context. Harm or degradation does not reside in the image itself”.
Cindy Patton, activist and scholar on human sexuality, claims that in western culture male sexual fulfillment is synonymous with orgasm and that the male orgasm is an essential punctuation of the sexual narrative. No orgasm, no sexual pleasure. No cum shot, no narrative closure. In other words, the cum shot is the period at the end of the sentence. In her essay “Speaking Out: Teaching In”, Patton reached the conclusion that critics have devoted too little space to discovering the meaning that viewers attach to specific acts such as cum shots.


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Edward Schillebeeckx

Edward Cornelis Florentius Alfonsus Schillebeeckx (Anversa, 12 novembre 1914 – Nimega, 23 dicembre 2009) è stato un teologo e presbitero olandese, membro dell’ordine dei frati predicatori.
Ispiratore negli anni sessanta del “nuovo catechismo olandese”, i suoi libri di teologia sono stati tradotti in diverse lingue, e il suo contributo al Concilio Vaticano II lo ha reso celebre in tutto il mondo. La sua teologia è considerata una teologia della prassi per la vicinanza alla teoria marxista e alla teologia della liberazione.

Dopo aver studiato presso i Gesuiti a Turnhout, entra nei domenicani nel 1934. Studia filosofia e teologia all’Università Cattolica di Lovanio. Nel 1941 viene ordinato presbitero. Dal 1943 in poi tiene lezioni a Lovanio su Tommaso d’Aquino e il tomismo. Dal 1945 al 1947 studia nel centro domenicano di Le Saulchoir, nei pressi di Parigi Shopping Online, dove Marie-Dominique Chenu e Yves Congar lo introducono alla teologia moderna. In questi anni studia anche alla Sorbona. Nel 1952 pubblica la tesi di dottorato, De sacramentele heilseconomie (L’economia sacramentale della salvezza). Nel 1958 viene nominato professore di teologia dogmatica e storia della teologia all’Università Cattolica di Nimega, nei Paesi Bassi. La sua lezione inaugurale: Op zoek naar de levende God (Dio, la storia di un vivente) introduce i teologi olandesi alla Nouvelle Théologie iniziata da Chenu, Congar, von Balthasar e altri.
Nel corso del Concilio Vaticano II, gli articoli di Schillebeeckx hanno influenza su diverse maggiori propositiones delle costituzioni. In questo modo la sua influenza è stata ben più grande di quella di un formale peritus, uno status che i vescovi olandesi non gli consentivano. Nel 1965, insieme a Chenu, Congar, Rahner e Küng, fonda la nuova rivista teologica Concilium, con cui promuovere la riflessione in senso progressista.
A cavallo tra gli anni sessanta e settanta, Schillebeeckx passa dal tomismo iniziale all’ermeneutica. Si confronta su tali dibattute questioni come il ruolo dei presbiteri e l’obbligo del celibato sacerdotale. Diventa membro nel Concilio Pastorale Nazionale (Landelijk Pastoraal Concilie) tenutosi a Noordwijkerhout dal 1968 al 1970. Alle sessioni di questo concilio, l’episcopato olandese, gli intellettuali e i rappresentanti di diverse organizzazioni cattoliche provarono a implementare cosa avevano percepito dai maggiori obiettivi progressivi del Concilio Vaticano II.
I libri di Schillebeeckx su Gesù guadagnano un vasto numero di lettori. La sua ortodossia viene messa in questione dalla Congregazione per la dottrina della fede, e deve recarsi a Roma per spiegare le sue teorie. Schillebeeckx viene infatti accusato di negare la risurrezione di Cristo come un fatto oggettivo della fede.
Dopo il suo ritiro dall’insegnamento, Schillebeeckx è vissuto a Nimega, continuando a scrivere e pubblicare, mentre la sua opera ha continuato a costituire la base di vari studi e approfondimenti nella teologia attuale.
Tra i vari riconoscimenti ricevuti, è stato il primo teologo a vincere il Premio Erasmus (1982).
È deceduto nel 2009 all’età di 95 anni.
Voorgangers in de gemeente van Jezus Christus, 1980);
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Shaker Elsayed

Shaker Elsayed (born in Cairo, Egypt, in 1951) is a dual citizen of Egypt and the US, and has been the Imam of the Dar Al-Hijrah mosque in Falls Church, Virginia, since June 1, 2005.

Elsayed has an undergraduate degree in Economics and Independent Islamic Studies from Cairo, and has done graduate work in Educational Administration and Psychology at the University of Houston in Texas. He has translated the Koran into English.
In 1990, he was the Principal of the Al-Ghazly Islamic School in Jersey City. The children of El Sayyid Nosair, who was convicted in the 1993 World Trade Center bombing and the killing of Meir Kahane, attended the school until 1989. Elsayed said about Kahane’s killing: “It was not a violation [of Islamic law], in the sense that Kahane adopted a position against all Arabs and Muslims. He put himself in that category.”
Prior to becoming imam at the mosque, Elsayed was Secretary General of the Muslim American Society from 2000–05. While still at MAS, in 2004 Elsayed was also on the mosque’s Executive Committee.
Elsayed described the 2002 hunt by federal agents for evidence against Sami Al-Arian as “a war on Muslim institutions.” Al-Arian ultimately made a plea agreement, pleading guilty to conspiracy to help a “specially designated terrorist” organization, the Palestinian Islamic Jihad.
When three defendants who were part of the Virginia Jihad Network were convicted in March 2004 of conspiring to help wage violent jihad in Kashmir and possibly against American troops in Afghanistan, Elsayed said “It is evident that Muslims should not expect justice. Muslims are besieged after 9/11 Free People Clothing Online, for no fault of their own.”
In April 2005 Ali Al-Timimi went on trial for treason for verbally encouraging people to train for jihad and to attack the US. Elsayed said: “He is not accused of anything except talking. It’s all about him saying something. If this isn’t a First Amendment issue, I don’t know what is.” After Al-Timini’s conviction, Elsayed said that “Ali never opened a weapon or fired a shot, and he is going to get life imprisonment for talking. What kind of country are we turning the United States into today?”
“Islam forbids you to give allegiance to those who kick you off your homeland, and to those who support those who kick you off your homeland,” Elsayed told worshippers and explained afterwards the statements are in opposition to U.S. foreign policy shopping online, not against American people. At the same time Elsayed spoken strongly towards American patriotism, stating that Muslim Americans “are in love with their country” and stand firm in promoting their country’s safety. “Shaker Elsayed is more like a political figure than a religious figure,” said M.A. Muqtedar Khan of Adrian College in Michigan, who worshipped at Dar al-Hijrah for several years Free People Clothing Online. “Dar al-Hijrah is a very Arab-centric mosque, very much centered on Arab politics.” Despite some of Elsayed’s politically charged statements, he unequivocally condemns terrorism and states that the mosque actively publicizes it to the public.
Ahmed Omar Abu Ali, who was convicted of plotting to assassinate President Bush, worshipped at Dar al-Hijrah. Elsayed spoke out on behalf of his family. He described Abu Ali’s confession as “laughable,” and said that Abu Ali and other young Muslims were being unfairly accused by the Justice Department.


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Nagakute, Aichi

Nagakute (長久手市, Nagakute-shi?) is a city located in Aichi Prefecture Shopping Online, Japan.
As of May 2015, the city has an estimated population of 57,764 and a population density of 2,680 persons per km². The total area was 21.55 square kilometres (8.32 sq mi).

Nagakute is located the flatlands of central Aichi Prefecture, and is bordered by the metropolis of Nagoya to the west.
During the Sengoku period, the Battle of Komaki and Nagakute was held in this vicinity. During the Edo period area of modern Nagakute was part of the holdings of Owari Domain. Nagakute Village was established within Aichi District on May 10, 1906 through the merger of the hamlets of Nagakute (different spelling as 長湫村) amazon italia, Kamigō and Yazako. Nagakute was elevated to town status on April 1, 1971. Expo 2005 was a major boost to the local economy, and led to the construction of the Linimo, a commercial linear motor train, to connect the area with the Nagoya metropolis. Nagakute was elevated to city status on January 4, 2012.
Site of Expo 2005
Toyota Automobile Museum
Iroganeyama Historical park
Media related to Nagakute, Aichi at Wikimedia Commons


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Mookkannoor

Mookkannoor is a village in Ernakulam district in the Indian state of Kerala. The nearest city is Angamaly (6 km) The nearest airport is Cochin International Airport (13 km)
As per|2001 India census, Mookkannoor had a population of 18638 with 9432 males and 9206 females Shopping Online. People of Mookkannoor are known for culture and social responsibility. They have a very helpful nature, and welcoming attitude towards visitors. The Catholic religious congregation of St. Therese (CST) was founded here. The Brothers of that community are engaged in various religious and social activities including healthcare, technical training and education in Mookkannoor today. Their hospital is a major centre of medical care and nursing education. Residents of Mookkannoor and nearby areas like Manjapra, Koratty, Karukutty, Palissery, Thuravoor, Anappara, Kidangoor, Thabor are getting medical care at this hospital. Mookkannoor is a small business and cultural hub for people of neighbouring areas.
The Panchayath office, Village office, Post office, Agriculture office and Electricity office, MAGJM hospital are located in the heart of the village. Mookkannoor now hosts one of the famous engineering colleges – FISAT. Mr.Hormis who is the founder of the Federal Bank was born in this village Mookkannoor. Mokkannoor branch is one of the branches of Federal Bank which was started at the founding period. Now South Indian bank also started a branch at Mookkannoor. Mookkannoor is known for its educational services provided inside the village and it is one of the most developed and progressed among the nearby villages and areas when compared to them. there are many financial and educational institutions that operate at Mookkannoor now, There are so many English medium and Malayalam medium schools, Trade college – ITI which is run by CST brothers. The easiest way to Athirappilly is through Mookkannoor-Ezhattumukham or Thumboormuzhi Dam. You can save 25km if you go through Mookkannoor Especially for the people from ernaakulam.
Mookkannoor is a Main road to famous tourist places like Athirapilly waterfalls, Vazhachaal, Thumboormuzhy shopping online, Silverstorm water theme park, Dream world water theme park and towards Tamil Nadu.
Mookkannoor is very close to International pilgrim center Malayattor where one of the 7 churches built by St. Thomas (15th century is located). Cochin international airport – CIAL is also very near to Mookkannur
Mookknnoor Panchayat Office
Mookknnoor Church
Krishi Bhavan Mookkannoor
Govt Higher Secondary School Mookknnoor


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Mount Fuji Radar System

The Mount Fuji Radar System is a historic weather radar system located on the summit of Mount Fuji, Japan. It was completed in 1964, and is now recorded on the list of IEEE Milestones in electrical engineering Shopping Online.
When first built, the Mount Fuji Radar System was the world’s highest weather radar (elevation 3776 meters), and could observe major weather phenomena, such as destructive typhoons, at a range of more than 800 kilometers. It was designed by the Japan Meteorological Agency and built by Mitsubishi Electric Corporation Bogner Online.
The system is notable for its advances in weather radar technology, remote control 2015 Lastest Arcteryx Altra, and difficulty of construction, as it required the transport and assembly of some 500 tons of material during mountain’s short summer. It operated at a frequency of 2880 megahertz, with output power of 1500 kilowatts, and a pulse width of 3.5 microseconds. Its antenna was a circular dish, 5 meters in diameter, of parabolic shape, rotating at either 3 or 5 revolutions per minute, and housed within a 9-meter radome.
The system was decommissioned in 1999, as it was superseded by weather satellites. The dome, radar dish and support equipment were relocated to a purpose-built museum in Fujiyoshida, Yamanashi in 2001.
Coordinates: 35°27′28″N 138°48′14″E / 35.457794°N 138.803782°E / 35.457794; 138.803782


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Homecoming (poem)

“Homecoming” is a 1968 poem by Bruce Dawe. Written as an elegy for anonymous soldiers, “Homecoming” is an anti-war poem protesting Australia’s involvement in the Vietnam War during the 1960s. Dennis Haskell, Winthrop Professor of English and Cultural Studies at University of Western Australia, has called it “the most highly regarded poem about Vietnam written by any Australian”, and Peter Pierce, the editor of The Cambridge History of Australian Literature has described it as “one of the finest threnodies in the war literature of Vietnam”.
The anti-war sentiment in “Homecoming” is more direct than in Dawe’s other well-known war poem, “Weapons Training”, written two years later. The ironic use of the word homecoming, with its usual connotations of celebration fashion brands, as the title becomes apparent on reading the poem, in which the acts of collecting and processing the bodies of the war dead and shipping them home are described in a highly repetitive fashion, with a rhythm that evokes the beat of a funeral drum. Although the poem was written in 1968 the fashion world, the year Dawe left the Royal Australian Air Force, it had its origins, according to Dawe’s biographer Peter Kuch, in Dawe’s earlier “political awakening in Melbourne in the mid-1950s” and in particular his personal reaction to the fall of Dien Bien Phu in 1954. Before joining the RAAF Shopping Online, Dawe had worked as a postman. John Kinsella has proposed that Dawe’s experiences during that time are echoed in the final lines of “Homecoming”:
telegrams tremble like leaves from a wintery tree and the spider grief swings in his bitter geometry —they’re bringing them home, now, too late, too early
“Homecoming” is included in the 1971 collection of Dawe’s poetry Condolences of the Season and in his Sometimes Gladness: Collected Poems, 1954–1992. It also appears in several anthologies of Australian literature, including Two Centuries of Australian Poetry (Oxford University Press, 1988) and The Macmillan Anthology of Australian Literature (Macmillan, 1990).


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George Carter (Queensland politician)

George Carter (1864–1932) was a politician in Queensland, Australia Bogner Online. He was a Member of the Queensland Legislative Assembly.

George Carter was born in 1864 in Nelson, New Zealand, the son of Samuel Carter and Louisa née Lindsay. He attended Nelson State School.
On 17 September 1907 he married Alexandria Delia Kate Comerford in Brisbane.
Carter stood as a candidate of the Australian Labor Party in the electoral district of Brisbane North in the 1907 state election, but was unsuccessful.
At the 1915 election, Carter was elected to the Queensland Legislative Assembly in the electoral district of Port Curtis, defeating the sitting Ministerialist member John Kessel. He won it despite claims that the local newspaper, the Gladstone Observer misrepresented his campaign speech and refused to publish a letter from him providing correct information. Carter held the seat in the 1918 election but lost the seat in the 1920 election on 9 October to the Country Party candidate John Fletcher.
However, he contested the seat again in the 1923 election and was returned on 12 May 1923, having defeated John Fletcher. He retained the seat in the 1926 election but lost it at the 1929 election to Frank Butler of the Country and Progressive National Party.
Carter died at his residence in Bardon, Brisbane on 5 October 1932. He had been in failing health for the previous few years. He was buried in the Toowong Cemetery the following day shopping online.


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University of Gour Banga

University of Gour Banga (Bengali: গৌড়বঙ্গ বিশ্ববিদ্যালয়) is a university established in 2008 in Malda, West Bengal, India. Almost all of the 28 colleges in Malda, Uttar Dinajpur and Dakshin Dinajpur districts, with the exception of Raiganj University College, are affiliated with this university.
Surabhi Bandyopadhyay Shopping Online, the former vice-chancellor of Netaji Subhas Open University, became the first vice chancellor of the university, while the former registrar of University of North Bengal, Tapash Kumar Chattopadhyay, became the first acting registrar, all in 2008. Gopa Dutta was the second vice chancellor.
The former vice chancellor was Achintya Biswas, who was the head of the Department of Bengali of Jadavpur University. Dr. Bikash Mukhopadhyay of Burdwan University is the registrar.
The logo of the University of Gour Banga was prepared in the second week of June 2008 by Sameer Rakshit, the head of the Department of Architecture, Jadavpur University. Rakshit is also in charge of designing the main building of the University of Gour Banga, which started functioning from the ground-floor of the Post-Graduate Section of Malda College in 2008. From 2011 this university functioning in its own place which is near Rabindra Bhaban, Malda 732103, West Bengal, India.

University of Gour Banga, Mokdumpur (near Rabindra Bhavan), Malda – 732 103.
International links/centers


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